I frequentatori di forum letterari diminuiscono, i siti con recensioni e pareri di lettura aumentano. È una congiuntura strana, in cui sembra di intuire una maggiore articolazione della rete riguardo ai prodotti librari e alla loro circolazione. Una possibilità, se non altro. Anche pensando alla prima generazione di blog letterari in Italia e al suo sviluppo sino a oggi. Wu Ming, Carmilla, Nazione Indiana, Vibrisse, Lipperatura puntavano singolarmente a una ristrutturazione del sistema letterario e dei suoi canoni consolidati. Bisogna verificare se questo è ancora un progetto strategico. O se le nuove generazioni di internauti, con piglio disinibito, stanno muovendo in altra direzione.
Leggi tutto il saggio di Bruno Pischedda “La webletteratura della nuova Italia”, pubblicato in Tirature 2011 (a cura di Vittorio Spinazzola), e prelevabile gratuitamente presso il sito della Fondazione Mondadori (o, più velocemente, qui).
Etichette: Bruno Pischedda
4 aprile 2011 alle 13:05
Se la webletteratura prendesse sul serio in considerazione la nuova ‘scienza delle reti’ propugnata da Barabàsi e altri, le case editrici farebbero una misera fine. Per ora si può parlare solo di webcriticaletteraria e di webpromozione… Chi navigherà, vedrà!
4 aprile 2011 alle 14:17
Quello di mappare i siti letterari era un obiettivo che, se ben ricordo, Giulio ha tentato con una serie di post nella precedente versione di vibrisse. Un lavoro che ho cercato di continuare un paio d’anni fa qui, e che oggi continuo qui.
Ho fatto una piccola inchiesta, contattando direttamente i protagonisti.
La migliore sintesi è nella dichiarazione dello scrittore Paolo Melissi, che mi permetto di rilanciare qui.
«Tempo fa Gianni Biondillo pubblicò su Nazione Indiana un pezzo accorato, d’impulso certamente, sulla morte di Brenda, la trans brasiliana coinvolta nel caso Marrazzo. Ne nasceva in risposta un thread pieno zeppo di commenti la cui unica “finalità” eran
Criticare Gianni Biondillo
Mostrare la propria preparazione letteraria
Essere visti
Un commento tra tutti:
“Enfasi a secchiate, mea culpa retorici, il Biondillo più autentico. È con i buoni sentimenti che si fa la cattiva letteratura, diceva Gide”.
In questo commento sta la tragedia della cultura occidentale. E dei blog letterari».
4 aprile 2011 alle 14:23
E allora consiglio anche questo libro qui: Giulia Iannuzzi, L’informazione letteraria nel web.
4 aprile 2011 alle 18:27
Recentemente, una famosa stroncatrice di libri, unica che non ha digerito il mio ultimo romanzo, nel sottoporle una delle tante recensioni positive che ho ricevuto dai recensoroi del web, mi ha risposto che chi critica i libri sul web non capisce nulla di letteratura.
5 aprile 2011 alle 02:36
il commento che ha causato “la tragedia della cultura occidentale” è mio, il senso del ridicolo, invece, è estraneo sia a pintacuda che a melissi.
5 aprile 2011 alle 11:42
Garufi, ne prendo atto.
Amici Letterati, non dimentichiamoci mai che stiamo solo cercando di lasciar un segno. “Nulla dies sine linea”? Il resto del mondo ignora beatamente quella gigantesca bolla di sapone che è la webletteratura. Non disincarniamoci dalla realtà fatta di bollette, sorrisi, sigarette, strette di mano, baci e cazzotti.
5 aprile 2011 alle 12:31
Tonino, a me sembra che ci uccide i blog letterari siano in primis i commentatori, tendenzialmente tutti investiti di sacro furore criticoletterario. poi ci sono le dinamiche dell’aggressività nel mezzo specifico della rete, poi c’è faccialibro
5 aprile 2011 alle 19:36
Anche su Nazione Indiana stanno tentando di fare un’operazione di mappatura del webletterario, le due cose mi sono parse molto simili
http://www.storiacontinua.com/senza-categoria/dieci-anni-di-webletteratura-saggi-e-riflessioni
@Pintacuda condivido pienamente
7 aprile 2011 alle 02:45
Due parole sui commenti degli Amici Letterati nei blog letterari…. A me sembra però che l’ambizione di “lasciare un segno”, con tutto ciò che comporta, anche le liti e gli sgomitamenti, possa esser produttiva. Non sempre, okay. Però se uno vuol farsi vedere quanto è bello e bravo, deve mettere mano a tutto il proprio arsenale culturale, o creativo. E questo sforzo magari smuove dalla pigrizia e dall’acquiescenza. Fa nascere delle idee nuove, che vengono condivise subito con altri, i quali per ribattere o anche solo per stare in tema devono dar fondo al loro cervellino, insomma, non mi sembra che la competizione, il narcisismo intellettuale siano da contare tra le cose fini a se stesse. Mi sembra che spesso possano essere anche generativi, utili per la collettività…. E la rete, per le ragioni che son state dette, mette in moto queste “energie” …. La si può vedere anche in questo modo
7 aprile 2011 alle 18:21
Gli obiettori di coscienza delle lettere, che sorte hanno?
12 aprile 2011 alle 13:05
Secondo me Mozzi non è semplicisticamente uno “sedotto palesemente dalle teorie sociologiche di Pierre Bourdieu”. Mozzi con Vibrisse ha portato la neo-retorica (per capire cos’è si può leggere per esempio “La retorica d’oggi” di Ezio Raimondi, ed il Mulino) irrorandoci tutti i suoi discorsi ‘letterari’ e non (aprendo enormemente a questi ultimi). L’importanza della decostruzione dei discorsi non è stata assolutamente capita nell’ambito dei lit blog in rete (all’inizio, oltre l’inizio anch’io l’ho criticato), ambito in cui la semplice domanda sullo statuto di verità di un’asserzione getta tutti nello scompiglio.