“La forma del male che ci ripugna di più”

di

di Matteo Giancotti

[Questo articolo è apparso nel Corriere del Veneto, supplemento regionale del Corriere della sera, il 30 gennaio 2011].

“Ancora qui a parlarne”, scrive Giulio Mozzi nella postfazione a Il male naturale, uscito nel 1998 da Mondadori, e ripubblicato ora con un inedito dell’autore e un saggio di Demetrio Paolin dall’editore Laurana. Già, ancora qui a parlare del caso suscitato da uno, il più breve, di quei racconti, Amore, che descrive nei dettagli un rapporto sessuale tra un adulto e un bambino. [...] Il racconto non si presta, per il modo in cui la materia è trattata, ad ambiguità: non vi è compiacimento o indugio voyeuristico: c’è la nuda rappresentazione di un fatto deplorevole che tuttavia appartiene all’ordine del reale. È, insomma, una rappresentazione del male, che colpisce di più forse perché la pedofilia, oltre a essere la forma del male che forse ci ripugna di più, è anche la meno rappresentata. Scrive Mozzi al riguardo nella sua postfazione: “Ciò che avevo voluto fare aveva una ragione morale”. Gli abbiamo chiesto quale fosse la ragione morale, e la risposta è stata chiarissima: “Le cose che ci sconvolgono dovremmo cercare di vederle, dovremmo cercare un modo di rappresentarle attraverso la narrazione. Finché non le vediamo ne avremo una ripugnanza generica, ma se le vediamo avremo qualcosa di preciso con cui poter confrontarci”. [...]

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