di giuliomozzi
Mi è capitato un paio di volte di avere delle perplessità – puramente retoriche, diciamo – sulle campagne pubblicitarie del Partito democratico (es. qui e qui). Ma quando sono arrivato nella Stazione centrale di Milano, l’altro giorno, e ho visto pendere dagli altissimi soffitti questo manifesto qua, sono rimasto sbalordito. Al di là dell’ossimoro che si produce tra immagine e testo, sembra che gli autori della campagna ignorino un luogo comune diffusissimo: che chi mente tende a nascondere le mani (e in particolare per i maschi: a tenere le mani in tasca).
Poi qualcuno dovrebbe spiegarmi qual è la grande differenza politica, concettuale, eccetera, tra uno slogan come “C’è una mano tesa” e “Un buon lavoro anche per te” (Campagna di Forza Italia, 1994 – credo). La differenza comunicativa è che il motto forzitaliota contiene una promessa, quello piddìno solo un gesto. La differenza di sostanza è che si vede che cosa fa l’attuale blocco di potere (benché continui a descrivere la propria politica autoritaria come una politica liberista), ma non si riesce a capire che cosa diavolo farebbe l’attuale opposizione se si trovasse – vedi mai – a comandare.
Una divagazione, più che un approfondimento, qui.
Etichette: Campagna elettorale

11 marzo 2011 alle 08:32
In effetti anche “Torino in testa” come slogan non è affatto male (http://www.pdtorino.it/?p=886)…
11 marzo 2011 alle 10:39
Da sottoscrivere in toto.
PS: un titolo alternativo per il post…
“Arti Mozzi”
11 marzo 2011 alle 10:46
Data la condizione del PD che ci fa rimpiangere, anche se non della stessa idea, Enrico Berlinguer, quando avevamo di fronte, pur non facendo politica attiva, un avversario di spessore non comune,e comunque degno di stima, a differenza di ciò che di raccogliticcio vediamo adesso, forse la mano tesa chiede qualcosa di molto simile ad un obolo (politico).
11 marzo 2011 alle 12:07
a me fa venire in mente il vecchio generale, accecato e in miseria, che tendeva la mano dicendo: date obolum belisario.
11 marzo 2011 alle 12:58
“In effetti anche “Torino in testa” come slogan non è affatto male ”
ma dai… non è uno scherzo?
manca solo che per le primarie in Lombardia chiamino a raccolta “la Lecco bene”, poi il cerchio è chiuso…
11 marzo 2011 alle 14:27
@Fabio: non è affatto uno scherzo (http://www.pdtorino.it/wp-content/uploads/2011/02/CampagnaPd2.jpg)
Ci manca solo la campagna a favore dell’igiene urbana del capoluogo lombardo: “Pulisci Milano”.
11 marzo 2011 alle 14:47
mancando la mano tesa, evidentemente, quello che è raffigurato è l’egoismo.
11 marzo 2011 alle 21:04
Criticare il PD e il suo leader è come sparare sulla Croce Rossa. Avete notato come parla? Ripete la solita frase due volte. Non lo fa per farci capire meglio, ma per prendere tempo e cercare, nel mentre, la prossima ovvietà da sparare.
“vediamo un po’… che deve dimettersi l’ho già detto, che altro mi manca? ah, che è un ladro. proviamo con questa che sono già dieci minuti che non la dico”
12 marzo 2011 alle 06:42
La mia noterella non critica né il Pd né il suo segretario generale. Critica Aldo Biasi Comunicazione, ossia l’agenzia che ha curato questa campagna.
12 marzo 2011 alle 08:43
Non so bene che ritorno possano avere in termini di voti questo tipo di pubblicità (sia di destra che di sinistra), personalmente le trovo orribili, specie quelle coi faccioni in primo piano. Se ho ancora un briciolo di fiducia nel futuro vedendo questo genere di pubblicità la perdo all’istante.
12 marzo 2011 alle 16:01
Si, l’avevo capito che non era una critica diretta al partito e a Bersani. Ma indiretta forse si, per questo mi sono permessa di estremizzare con la prima frase “Criticare il PD e il suo leader è come sparare sulla Croce Rossa” Perchè, sebbene non conosca perfettamente come funziona il rapporto tra l’agenzia di comunicazione a cui un partito si affida e il segretario generale del partito stesso, immagino comunque che vadano in una direzione comune.
Per questo mi è sembrato pertinente notare che oltre alla criticabile campagna di Aldo Biasi Comunicazione, anche Bersani stesso non è il massimo da questo punto di vista.
12 marzo 2011 alle 16:09
Beh, in effetti “chi lavora” non ha mai le mani in tasca. Anche i ladri illegali, quando rubano, non hanno mai le mani in tasca. I ladri legali (leggasi politici) le hanno sempre.
Tedeum
PS=In una campagna pubblicitaria, qualunque essa sia, il diretto interessato prima deve vedere il tutto, foto, scritti, farsi correggere difetti o altro e poi dare il benestare definitivo. A molti va bene anche senza visionare i loro capoccioni…comunque tutti uguali.
12 marzo 2011 alle 19:28
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1
13 marzo 2011 alle 20:21
Qualcuno ricorda come si concluse la faccenda ANAS quando Bersani ne fu il presidente?
14 marzo 2011 alle 01:04
A Giulio Mozzi.
“La mia noterella non critica né il Pd né il suo segretario generale. Critica Aldo Biasi Comunicazione, ossia l’agenzia che ha curato questa campagna.” ??
Mi sembra ovvio che la tua “noterella” critica il Pd e, evidentemente, il suo segretario generale. Com’è noto, qualsiasi campagna pubblicitaria (elettorale, in questo caso) viene pensata e studiata sulla base degli “input” del cliente e non prima di aver fatto dei “briefing”, e prima del lancio sono i vertici dell’azienda (o del partito, in questo caso) che devono approvarla nei contenuti, nelle modalità e nei tempi di presentazione. Se è vero, come scrivi, che gli autori di questa campagna ignorano un luogo comune diffusissimo (e tante altre cose), il Pd nella persona del suo segretario generale con tutti i suoi vertici ignorano un luogo comune diffusissimo, e tante altre cose – cioè non hanno il senso della realtà e delle comunicazione politica. Condivido.
14 marzo 2011 alle 21:39
Potrebbe essere l’ultimo capitolo della storia dei disastri “pubblicitari” del fu PCI: a partire dall “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto.