Vedi anche i seguenti articoli:
- Dieci modi quasi sicuri per far sì che Giulio Mozzi non legga il vostro romanzo.
- Istruzioni per impaginare un testo in modo tale che chi lo leggerà non vi voglia male.
- Tutte le cose che un autore alle prime armi deve sapere sul conto degli editori.
- Spiegazione del perché, chi volesse mandare una propria opera in lettura a Giulio Mozzi, è meglio se manda un’opera nella quale crede.
di giuliomozzi
1. Mi sono dotato di una macchinetta portatile e leggera per leggere documenti. Quindi, d’ora in poi, preferisco ricevere le opere dattiloscritte via email (giuliomozzi[chiocciola]gmail[punto]com) piuttosto che per posta ordinaria.
2. Per essere leggibili dalla mia macchinetta portatile e leggera, le opere dattiloscritte dovranno essere preferibilmente in formato Rtf (vanno bene, ma meno bene: nel senso che poi devo trasformarli uno a uno in Rtf, i formati Doc o Odt o Docx. Il formato Pdf proprio non va bene. Se il testo presenta soluzioni grafiche particolari, tali da consigliare l’invio dell’opera impaginata in Pdf, l’ideale per me è ricevere sia un Pdf sia un file in Rtf.
3. Nella prima pagina dell’opera dattiloscritta dovranno esserci: il nome dell’autore o autrice; il telefono; l’indirizzo di posta elettronica, il titolo dell’opera. Faccio notare che la maggior parte dei dattiloscritti che ricevo via posta elettronica, al momento, non hanno queste indicazioni (nemmeno il titolo) nella prima pagina (né nelle successive; qualcuno le reca nell’ultima).
4. Il nome del file dovrà essere composto da: il nome dell’autore, il titolo dell’opera, la data della spedizione. In questo modo potrò archiviare il tutto con grande facilità e leggere le opere nell’ordine cronologico del ricevimento. L’ideale è un nome del tipo: NomeCognome_TitoloDellOpera_25-02-2011.rtf. I nomi di file più diffusi, tra le opere letterarie che ricevo in formato digitale, sono: romanzo.doc, terzastesura.doc, pergiuliomozzi.doc, e cose simili. Capite bene che se il file si chiama così, e magari dentro il testo non ci sono né il nome dell’autore né il titolo dell’opera, l’archiviazione si fa complicata: devo cambiare nome al file, inserire i dati dentro al testo (magari ricuperandoli dalla lettera accompagnatoria), eccetera. Basta una svista e – magia! – il testo perde ogni connessione con chi l’ha scritto.
5. Ricevo, in carta o in digitale, ormai più di cinque opere dattiloscritte al giorno: nel 2010, circa 900 in carta e circa 600 in digitale. Le opere che trovo davvero di un qualche interesse, ogni anno, sono non più di una ventina; quelle che riesco a portare alla pubblicazione sono tre o quattro. Vi prego di tenere presenti questi numeri. Più o meno nove opere su dieci sono tali da poter essere liquidate dopo la lettura di venti, trenta pagine; me ne restano comunque centoncinquanta l’anno da leggere integralmente (circa una ogni due giorni). In questo conto non includo i testi che mi passa l’editore per chiedermi un’opinione (non sono molti) o che mi vengono spediti dagli agenti (anche questi non sono molti). Ho deciso dunque di farmi vivo solo quando ciò che leggo mi interessa, mi fa immaginare che dietro il testo ci sia una persona veramente capace di fare ciò che vuol fare, mi fa venire voglia di battermi per la pubblicazione dell’opera (se è un’opera già fatta e finita) o di mettermi a disposizione di chi l’ha scritta (se è un’opera incompleta, o incompiuta, o piena di ingenuità, o palesemente giovanile, eccetera).
6. Mettiamo che scrivere una lettera per spiegare a Tizio perché il suo lavoro mi è sembrato non interessante, o troppo poco interessante, richieda cinque minuti. E’ probabile che, ricevuta la lettera, Tizio risponda (succede quasi sempre, in realtà); e che risponda facendo delle domande, o chiedendo dei consigli. La scrittura dei consigli e delle domande può richiedere altri cinque minuti. Fanno dieci minuti in tutto. Se scrivessi quindi una lettera per ogni testo che trovo privo o scarso d’interesse, ossia se scrivessi 1.400 lettere (circa) e altre 1.400 risposte alla risposta, impiegherei 14.000 minuti l’anno, ossia circa 230 ore l’anno. Un mese e dieci giorni di lavoro. Ora, mi domando: ha senso che io dedichi un mese e dieci giorni di lavoro, ogni anno, a opere letterarie che trovo di scarso o nullo interesse? Mi rispondo: non ha senso; preferisco dedicare quel tempo a opere letterarie che trovo interessanti o molto interessanti. Per questo dico: cerco di tenere il passo con le letture, se non mi faccio vivo entro due mesi vuol dire che l’opera non mi interessa.
7. Da qualche anno lavoro per Einaudi Stile libero. Non sono un editor (editor è chi, all’interno della casa editrice, prende decisioni su cosa pubblicare) ma un consulente: ho il potere di proporre, non quello di decidere. Da qualche anno non lavoro più per Sironi Editore. Sono in rapporti di reciproca stima con molte persone che lavorano nell’editoria. Collaboro in amicizia con Laurana Editore (il mio ruolo ufficiale è spiegato qui). Non sono un agente.
8. Non sono disponibile a leggere opere letterarie dattiloscritte per “esprimere un’opinione” o “dare un consiglio”. L’unica cosa che posso fare è leggere opere letterarie dattiloscritte per decidere se mi interessano o non mi interessano, se ho voglia di battermi per la loro pubblicazione o se ho voglia di mettermi a disposizione di chi le ha scritte.
9. La vostra opera letteraria, al di là della fallibilità del mio giudizio, potrebbe essere veramente brutta. E’ possibile che, se nessuno vuole pubblicarla, ciò avvenga appunto a causa di tale bruttezza. A chi ha scritto un’opera veramente brutta non è possibile dare consigli: errori e ingenuità ammettono rimedio, la bruttezza no. Quasi ogni volta che ho detto a qualcuno: non ho voglia di battermi per la pubblicazione della tua opera, perché mi sembra veramente brutta, ho ricevuto in cambio insulti.
10. Se queste istruzioni non sono del tutto chiare, se ne servono altre: scrivete nei commenti.
Aricolo riveduto il 23 marzo 2011, il 20 settembre 2011, il 5 gennaio 2012, l’8 gennaio 2012, l’8 marzo 2012, il 12 marzo 2012.

24 aprile 2012 alle 13:39
In calce a questo articolo si sono sviluppate alcune discussioni decisamente incongrue rispetto al tema dell’articolo. Per praticità le ho raccolte in alcuni pdf. Il primo salvataggio (245 commenti, qui) è del 28 febbraio 2012. Il secondo salvataggio (133 commenti, qui) è del 12 aprile 2012. Il terzo (37 commenti qui) è del 24 aprile 2012.
Per chi fosse interessato all’argomento dell’articolo, un’occhiata ai commenti del primo salvataggio può essere forse utile.
Avviso che da questo momento in poi, ossia dalle 13.48 del 24 aprile 2012, cancellerò senza salvezza gli eventuali commenti inseriti in calce a questo articolo che non siano congrui con l’argomento dell’articolo stesso.
27 aprile 2012 alle 17:48
Ho pubblicato il mio libro nel 1998 , presentandolo al Salone del Libro di Torino dello stesso anno. E’ piaciuto a Renato Minore, a tanti altri… soprattutto a chi ha dentro di sè la voglia , un giorno, di morire per rinascere. da un’altra parte, con altri amori… lasciando un vecchio se stesso seduto su una panchina dimenticata…
Il libro si intitolava ” Con gli occhi dentro”. La casa editrice non lo ha distribuito, o quasi.
Vorrei lo leggesse lei. Prima di concludere il seguito, più amaro, più sferzante, con le illusioni che restano appese come alberi sfrondati a sogni incompiuti.
Mi risponda.
Grazia Celano
( non è dattiloscritto, ecco perchè non glielo invio… non vorrei che la sua macchinetta lo rifiutasse a priori)
28 aprile 2012 alle 23:39
Ti ho risposto in privato, Grazia.
8 maggio 2012 alle 13:26
Io ce l’avrei anche un manoscritto da mandare ma non so chi sia Giulio Mozzi
8 maggio 2012 alle 13:28
C’è sempre Wikipedia.
12 maggio 2012 alle 20:17
Giulio, al signore che è entrato in casa tua per dirti che non sa chi tu sia puoi consigliare la Storia Generale della Letteratura Italiana, sedici volumi a cura di Nino Borsellino e Walter Pedullà, Motta Editore e Gruppo Editoriale L’Espresso, 2004.
Ci sono Dante, Ariosto, Leopardi, Manzoni, che immagino il signore conosca.
Tu sei nel volume XVI a pagina 664.
8 luglio 2012 alle 12:38
Buongiorno Signor Mozzi. Potrei, eventualmente, mandarle dei racconti? Ne ho parecchi, ma credo che una decina siano sufficienti perché si faccia un’idea. Se quei dieci sono brutti, dubito infatti che gli altri siano un capolavoro. Mi dica lei. Grazie per l’attenzione.
10 luglio 2012 alle 17:30
Come non detto
20 luglio 2012 alle 09:51
Buongiorno,
mi sono permesso di inviarLe il mio dattiloscritto via email secondo le istruzioni da lei indicate.
La saluto anche qui sul blog e le auguro una buona giornata
a presto
18 agosto 2012 alle 13:26
Una domanda che potrebbe essere di interesse generale.
Dopo la sua salutare stroncatura del mio primo romanzo ne ho scritto un secondo che mi pare migliore. Quindi mi piacerebbe mandarglielo correndo i rischi del caso (rischi per la mia autostima: una stroncatura da lei l’ho presa bene e ho cercato di metterla a frutto; due potrebbero deprimermi).
Ora, potrei contemporaneamente mandarlo ad alcune case editrici? In generale, è giusto/oppurtuno/consentito spedire nello stesso momento uno stesso testo a più editori o agenti o lettori oppure bisogna mandare a uno, aspettare la risposta, se negativa spedire a un secondo etc etc?
18 agosto 2012 alle 14:20
buonanotte!!
18 agosto 2012 alle 14:36
Stefano, finché non c’è un contratto che ti vincola a questo o a quello, puoi mandare il tuo testo a chi ti pare e come ti pare.
Non so se “mandare a uno, aspettare la risposta, se negativa spedire a un secondo etc etc” è un buon modo d’invecchiare. Io non farei così.
18 agosto 2012 alle 14:47
Grazie, era quel che volevo sentirmi dire. A cinquant’anni in effetti il tempo comincia a stringere…
Mi tengo il resto del mese per correzioni e limature poi il 1 settembre spedisco.
22 agosto 2012 alle 09:43
Ho letto i tuoi articoli e ho visto con piacere i video. Uniti alla lettura di OnWriting del Re e alla frequentazione di altri blog che stimo (il già citato Gamberetta) mi sono convinto che i miei due lavori necessitano di una riscrittura.
Dopo una prima analisi devo darti ragione sul fatto che le pagine scritte pesano e risulta quasi impossibile riscriverle.
Ho molti racconti sparsi per concorsi, ma anche questi sono tentativi imperfetti.
Hai ragione, prima di progetta e poi si scrive…appena possibile ti spedisco qualcosa che possa farti superare le prime venti pagine.
26 agosto 2012 alle 10:23
Buon giorno,
Vorrei chiederle se preferisce che il manoscritto sia corredato di sinossi o meno.
26 agosto 2012 alle 10:25
Giuseppe, se leggi le “istruzioni” vedi che non chiedo una “sinossi”.
26 agosto 2012 alle 10:44
Grazie,
Ho letto.
Volevo giusto accertarmene.
Un saluto e buona domenica.
28 agosto 2012 alle 09:45
Buon giorno signor Mozzi. Scusi l’ ignoranza: vorrei sapere cosa dovrei scriverle nella lettera accompagnatoria, insieme al manoscritto? Una sorta di “quarta di copertina”?
Grazie
Agata
29 agosto 2012 alle 14:45
Agata: ciò che non chiedo, non c’è bisogno di mandarmelo.
17 settembre 2012 alle 15:45
Buonasera, io avrei due opere da sottoporre alla Sua attenzione (scritte a un anno di distanza l’una dall’altra). Posso sottoporgliele entrambe oppure devo far trascorrere qualche mese tra un invio e l’altro? Grazie e saluti
Crimorina
17 settembre 2012 alle 15:55
Manda tutto insieme, Crimorina.
20 settembre 2012 alle 11:32
Buongiorno, io avevo inviato un dattiloscritto a luglio, credo che essendo passati più di 2 mesi non sia stato di suo interesse.
Siccome ne ho un altro, potrei inviarlo comunque?
20 settembre 2012 alle 11:41
Buongiorno, ho appena inviato il dattiloscritto del mio lavoro seguendo le dettagliate istruzioni. Perche’ lo scrivo qui?
……..in realta’ non ne ho idea.
Forse per vedere “l’effetto che fa”
20 settembre 2012 alle 11:52
Eh, Bretone: fa un bell’effetto.
Faust: puoi inviare.
(Però, poi, spero non pretenderete che io riesca anche a ricollegare i nomignoli che usate qui con la vostra identità).
20 settembre 2012 alle 12:53
Qualcosa mi dice che riusciirai a collegarlo…oh yeah…
20 settembre 2012 alle 12:53
riuscirai con due ii, oltretutto!!
27 settembre 2012 alle 17:54
Salve, le avevo inviato a fine luglio una raccolta di 19 racconti in formato ODT. Mi sono reso conto ora -che tempismo eh- che effettivamente il formato di pagina che utilizzo per scrivere non è l’A4 (21×29) ma è 15×23. Ciò deve averle procurato casini nella conversione corretta in RTF. Dunque: mi scuso.
Saluti.
29 settembre 2012 alle 18:00
Gentile Sig. Giulio Mozzi, io ho scritto un libro che sta per essere pubblicato da una piccola e seria casa editrice. E’ interessato a leggere anche opere edite a scopo di recensione? Grazie.
30 settembre 2012 alle 18:23
Caro Giulio, non le ho ancora mandato niente, ma non esulti, perché ho intenzione di farlo presto. Sentivo però il bisogno di dirle che, da quello che ho letto qui, se lei non esistesse bisognerebbe inventarla!
2 ottobre 2012 alle 16:48
Gentile Giulio, l’ho conosciuta a un corso di scrittura a Parma nel lontano… credo fosse il 2000 o giù di lì… In quell’occasione le avevo brutalmente gettato in grembo il mio dattiloscritto che poi è stato pubblicato (ma che non deve esserle piaciuto se il silenzio vale mille parole). Si trattava di “L’uccellino di Maeterlinck” che non è diventato un best seller. Da allora mi sono incaponita a scrivere (lo fanno tutti, perché io no?), ma non posso inviarle nulla perché non riesco a convertire il formato Doc. in RTF. Questo le susciterà un sospiro di sollievo per essere scampato alla lettura di “Brumby, l’orizzonte degli eventi”. Perché le scrivo? Per dirle che i suoi Manuali di Scrittura Creativa li ho adottati come libri di testo quando ancora insegnavo. E che i suoi racconti sono un esempio di scrittura e di intelligenza. E perché la coerenza non è il mio forte.
Cordiali saluti. Con stima.
Nadia Bertolani
4 ottobre 2012 alle 16:43
Segnalo che l’ultimo link è sbagliato. Quello corretto è http://vibrisse.wordpress.com/2012/01/01/spiegazione-del-perche-chi-volesse-mandare-una-propria-opera-in-lettura-a-giulio-mozzi-e-meglio-se-manda-unopera-nella-quale-crede/
4 ottobre 2012 alle 19:05
Grazie, Andrea. Ho corretto.
6 novembre 2012 alle 18:10
Ho mandato il tutto! Un grazie anche da qui
24 novembre 2012 alle 10:42
Lavoro in scuole di teatro da anni, adesso in particolare in una scuola milanese molto rinomata. Alle selezioni per entrare c’è sempre la ressa, anche per i corsi non professionali. E poi i molti e giocoforza esclusi (domande tantissime, posti comunque logisticamente limitati) vogliono sapere ‘perché no’. La direzione ha deciso di non offrire indicazioni, veramente per una questione di sopravvivenza: perché non abbiamo proprio i mezzi e le risorse (umane) per rispondere in maniera chiara ed efficace, comunque costruttiva. Ma la risposta per lo più sarebbe ‘non sei interessante’. In gergo nel nostro settore si dice ‘sei un cane’. In realtà non è così univoco e secondo me chi ‘non è interessante’ dovrebbe essere aiutato a capire come ciò dipenda da una totale non disponibilità a mettersi in gioco (che per noi vuol dire proprio fisicamente e con la propria presenza), ad avere un immaginario che concepisce altro da sé e tanta, ma tanta relazione con il ‘repertorio’ (ruoli, drammi, film) praticamente assente. In qualche modo come ciò dipenda da una totale assenza di sforzo e da una pretesa di riconoscimento. Aiuterebbe quanto meno a fare un passo avanti nella vita. Solo che finché noi ‘teatranti’ ci trinceremo nel ‘è un cane’, ‘è negato’, siamo una casta insopportabile che stigmatizza chi vuole farne parte. ‘Non sei interessante’, mi sembra molto, ma molto più sano, chiaro e in riferimento a ciò che si fa e non a ciò che si è. In qualità di coordinatore di molti corsi e molti provini mi sa che lo prendo in prestito. Va bene? Comunque ne citerò la fonte. Un saluto
24 novembre 2012 alle 15:53
D’altra parte, Giorgina, non è possibile dire nulla a chi ha una “totale non disponibilità a mettersi in gioco”. Perché non ti sta a sentire.
9 dicembre 2012 alle 16:13
Egregio Dottor Mozzi,
mi piacerebbe mandarLe in lettura una raccolta di racconti a tema (se le piace l’horror, e il soprannaturale in genere), e se ha tempo (dagli ultimi scritti che Le ho inviato, ho partecipato a concorsi e non me la sono cavata malaccio, per cui, mi sono permessa di scriverLe). E poi avrei una curiosità: è vero che con la crisi attuale bisogna autopubblicarsi su amazon e simili per avere un mercato per la propria opera, oppure si può ancora sperare nell’editore serio? Grazie.
9 dicembre 2012 alle 20:31
Alexandra, le istruzioni per spedire le conosci.
Alla domanda che fai puoi rispondo che, per quel che vedo, la stragrande maggioranza delle opere autopubblicate sono opere che un edidtore serio farebbe bene a non pubblicare.
16 dicembre 2012 alle 13:48
Grazie Dottor Mozzi, farò come dice, il Suo parere è stato illuminante anche per quanto riguarda il rapporto con le case editrici (meglio quelle serie). Le mostrerò i miei racconti. Legga con calma, ma sia severissimo.
18 dicembre 2012 alle 23:39
Una precisazione: non sono dottore, non sono laureato.
19 dicembre 2012 alle 10:27
Grande Giulio
20 dicembre 2012 alle 09:30
Buongiorno Giulio, segnalo quella che secondo me è una mancanza del tuo metodo di ricezione dei manoscritti: manchi di inviare subito al mittente la conferma di ricezione dei file. Non è cosa da poco, secondo me. Spesso capita che con la posta elettronica capitano casini di vario genere, e non ci vuol nulla che venga perso un allegato o che la mail inviata dall’autore non arrivi per niente. Per questo reputo che una mail di risposta da parte tua, in cui confermi di aver ricevuto i manoscritti, sia necessaria. Potresti omettere di inviarla a chi non rispetta le tue istruzioni (nome e formato dei file, etc), ma agli altri andrebbe inviata in tempi ragionevoli.
Già che ci sono vorrei chiederti se hai ricevuto il materiale che ti ho inviato circa una settimana fa, il mio nome è Riccardo Colangeli.
Grazie e buon lavoro
20 dicembre 2012 alle 14:51
Ho ricevuto, Riccardo.
26 dicembre 2012 alle 10:57
I libri io li ho già pubblicati, quello che mi interessa è un sostegno per promuoverli. Tra l’altro, sono veneta, ma da più di vent’anni abito in un paesino in Calabria, e questo non aiuta la promozione dei miei scritti. Quello che riesco a promuovere è sul web, ma ammetto, questa è una parte che mi riesce difficile . Chi legge trova i miei libri interessanti, Uno di questi è eros, gli altri sono : parlare del cammino interiore in modo fantasioso e con metafore. Raccontare la felicità, appunto in Eméraude che esce tra poco per la Firenzelibri. Un altro tratta di Alfabeti- Archetipi come strada di conoscenza e lavoro su di sé. A me serve soprattutto come e dove pubblicizzare i libri. Dopo di che, ne ho altri nel pc, sempre in attesa di essere stanati. Grazie e auguri Eméraude
17 gennaio 2013 alle 16:30
Salve,
dato che ho letto le istruzioni su come inviarle il file, volevo solo fare una piccola precisazione: ho allegato anche il file in .doc perchè sul mio computer non riesco ad aprire il file in .rtf e, nel caso ci sia qualcosa che non va, ha comunque il file in .doc che deve solo essere convertito.
La ringrazio anticipatamente dell’attenzione che mi riserverà.
Leyra
21 gennaio 2013 alle 17:07
Visto che per leggere i nostri conati letterari usa una macchinetta, onde evitare incompatibilità dovute all’uso di sistemi operativi diversi, può andar bene il formato epub? Ho anch’io una macchinetta (Sony Reader PRS-T1), ma il formato rtf manco lo vede!
Attendo fiducioso una risposta, grazie!
24 gennaio 2013 alle 12:58
Buon giorno, ho deciso di inviarle il dattiloscritto del mio romanzo. Eseguite le istruzioni alla lettera. Ringrazio in anticipo del tempo (prezioso) che vorrà dedicagli. Ho partecipato con un mio ricordo d’infanzia alla sua iniziativa.
Maria
27 gennaio 2013 alle 09:31
Va bene l’epub. La mia “macchinetta” è appunto un Sony Reader PRS-T1, e ci carico e leggo gli rtf.
27 gennaio 2013 alle 18:22
Per un momento avevo sperato che, come dice idem, il Sony Reader PRS-T1 non fosse riuscito a caricare il mio formato rtf e che Giulio non fosse riuscito a leggerlo…
4 febbraio 2013 alle 12:39
Da oggi faccio parte anch’io di quelli che hanno sottoposto un romanzo alla gogna di Giulio Mozzi.
Vediamo come va a finire.
Un saluto a Giulio
7 febbraio 2013 alle 17:38
Buonasera Giulio,
Avrei alcune curiosità in merito alle “sue letture”. Volevo domandarle difatti quante opere lei riceva giornalmente in lettura. E qual è il suo ritmo di lettura delle medesime (dato il fatto che alcune la scoraggeranno dopo poche pagine mentre altre potrebbe darsi che la interessino fino alla fine).
La ringrazio, un saluto
7 febbraio 2013 alle 18:10
Matteo, se leggi l’articolo, ai punti 5 e 6, trovi le risposte alle tue domande.
11 febbraio 2013 alle 17:08
Vorrei chiedere qual è il numero di battute minimo per poter considerare ciò che si è scritto un romanzo. Grazie
18 febbraio 2013 alle 12:35
Leggendo le istruzioni e alcuni dei commenti, mi sono fatta l’idea che, forse, sarebbe necessario un programma di protezione personale per gli agenti letterari o i consulenti delle grandi case editrici, simile a quelli in vigore per i collaboratori di giustizia, ché noi aspiranti scrittori riusciamo ad essere invedenti e molesti al pari dei veri e propri stalkier. Mi chiedevo inoltre se i vari stratagemmi difensivi messi a punto, che seppur con una buona dose di ironia mi sembra rivelino un certo disagio, tipico di chi non ama essere oggetto di attenzioni eccessive, funzionino e lei riesca a vivere in pace. Spero di ricevere una risposta. In caso contrario, la chiamerò al suo UNICO numero telefonico pubblico e privato, domenica mattina, diciamo verso le 7.30 …
Saluti
18 febbraio 2013 alle 16:36
sarà che per quanto mi riguarda è l’esatto contrario: sono gli editori a stalkizzarmi, non mi rispondono per il manoscritto che invio, ma in compenso mi bombardano con le pubblicità delle loro pubblicazioni per anni anni e anni
18 febbraio 2013 alle 16:53
Lidia: non so rispondere. Sulla questione c’è una bibliografia tanto sterminata quanto – secondo me, per quel poco che la conosco – inutile.
Olimpia: no, non vivo in pace. Ma è conseguenza di scelte fatte da me con coscienza e libertà.
Isa: basta dire al programma con cui gestisci la posta che quella roba lì è spam, e ti togli il problema. Circa l’80% di ciò che ricevo è spam.
18 febbraio 2013 alle 17:04
Giusto! ma ancora sono a livelli rudimentali come gestione della posta. Grazie per la dritta!
26 febbraio 2013 alle 14:09
Salve. Le ho inviato il mio romanzo – Verso Santiago – circa un paio di settimane fa. Giusto per togliermi l’ansia da attesa: è arrivato? Mi scuso per il disturbo.
2 aprile 2013 alle 22:04
Leggendo l’articolo ( istruzioni per l’uso) e i commenti ( chiarimenti alle istruzioni per l’uso) penso che varrebbe la pena farne una pubblicazione a parte.
3 aprile 2013 alle 05:07
Qualcosa tipo questo qui?
8 maggio 2013 alle 19:28
Buonasera Giulio, la fine aprile le ho spedito il mio manoscritto (Correvamo più veloci dei sogni): non avendo ricevuto a tutt’oggi risposta, devo mettermi il cuore in pace? Grazie, buon lavoro.
Nico Ivaldi
9 maggio 2013 alle 06:45
Nico: leggi l’articolo, punto 6, ultima frase:
16 maggio 2013 alle 18:45
ok, grazie lo stesso Giulio, buon lavoro!