di Francesca Frediani
[Questo articolo è apparso oggi nel settimanale D, allegato al quotidiano La Repubblica].
Il racconto di un amore scomodo e maledetto, tra una ragazza siciliana qualunque e un lavavetri polacco. Sangue di cane è la storia cui Veronica Tomassini, siracusana, 39enne, “girava intorno” da tempo senza decidersi a scriverla. E’ stato lo scrittore e talent scout Giulio Mozzi a convincerla, dopo aver letto i racconti pubblicati da un piccolo editore siciliano, segnati da un’intensa attenzione al mondo degli emarginati. Ne è nato un romanzo che ha l’urgenza della necessità (“Prima bisogna vivere, poi scrivere. La scrittura non può non sporcarsi le mani”), scelto per inaugurare la nuova casa editrice Laurana, costola narrativa di Melampo, editore di testi di impegno civile.
E soprattutto sorretto dal talento necessario a non scadere nell retorica dei buoni sentimenti o della indignazione, e da una lingua alta, punteggiata di polacco e siciliano. Vedere Slawek a un semaforo in un traqnuillo giorno e innamorarsi di quel “ghigno polacco verso la vita e la morte”, fino ad avere un figlio da lui, è un attimo, per la protagonista di questo romanzo, anticonvenzionale e sincero. Poco importa se per farlo dovrà scendere all’inferno, nella “casa dei morti” dove lui vive tra i pidocchi, troppe bottiglie di vodka, le puttane, i vagoni dormitorio pieni di una umanità intensa e disperata. La protagonista lotta contro la banalità delle distanze sociali, convinta che l’amore possa redimere e purificare tutto. Ma la sua è illusione, continua Tomassini. Non basterà l’amore a fare del “polacco” un uomo migliore, né l’incontro con una religiosa, né la comunità di disintossicazione: “Non sempre c’è la possibilità di rimettere tutto a posto. Resta un caos doloroso e sospeso, da ‘tragedia slava’. Non torna l’armonia”.
Etichette: Francesca Frediani, Veronica Tomassini
11 settembre 2010 alle 11:59
“Non sempre c’è la possibilità di rimettere tutto a posto. Resta un caos doloroso e sospeso, da ‘tragedia slava’. Non torna l’armonia”. Ieri ho visto (in dvd, ché al cinema ormai chi ha i soldi per andarci più!) l’ultimo film di Kusturika “Promettilo!” e devo dire che mi pareva di vedere un Chagall, in cui la salvezza non deriva dalla vittoria sulla tragedia, ma dallo spirito/forza sempre e comunque positivi con cui si può vivere anche il male peggiore…
CiaU