«Esaminare gli argomenti messi in campo dagli avversari della legge fa impressione: c’é, in costoro, l’idea che lo stato sia depositario di un compito di “vigilanza etica” sulla vita privata delle persone, che sia possibile sottoporre i “reprobi” a gogne mediatiche per umiliarli e fiaccarli, che sia possibile consumare processi mediatici sfregiando l’immagine di una persona prim’ancora che si compia il processo vero e proprio (e anzi, per meglio prefigurarne, attraverso il linciaggio preventivo, l’esito di condanna giudiziaria).»
Questo dice (e altro), in una dichiarazione riportata dall’Ansa (qui) il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Il quale, con queste parole, fa trapelare la verità.
Notate: all’inizio della dichiarazione, egli accusa “gli avversari della legge” [sull'uso delle intercettazioni nelle indagini, e sulla loro segretezza] di voler affidare un “compito di vigilanza etica” allo Stato; ma subito dopo fa capire che questo compito, in realtà, lo svolgono i mezzi di comunicazione di massa: quelli che fanno le “gogne mediatiche”, i “processi mediatici”. Ma allora, ci si deve domandare, a chi attribuirebbero questo compito di “vigilanza etica”, gli avversari della legge, stando a quel che dice Capezzone? Allo Stato, o ai mezzi di comunicazione di massa? Ché Stato e mezzi di comunicazione di massa, così a occhio, sono due cose ben distinte.
Ma non è così. Come sempre, bisogna leggere quel che è scritto.
La verità, che qui il portavoce del Pdl fa trapelare, è che egli (ossia il partito del quale egli è portavoce; ossia il proprietario del detto partito) stenta a concepire dei mezzi di comunicazione di massa che non siano di proprietà dello Stato (o controllati da esso), e quindi del proprietario dello Stato (o comunque di colui che lo controlla); o, in alternativa, egli stenta a concepire dei mezzi di comunicazione di massa che non possiedano lo Stato
Etichette: Daniele Capezzone

4 luglio 2010 alle 17:50
Complimenti per lo svelamento dello pseudo-retore.
4 luglio 2010 alle 18:08
Proprio così
5 luglio 2010 alle 02:06
Nonostante l’antipatia che pare circondi, credo ingiustamente, la persona di Capezzone, almeno di coloro che non la pensano come lui, o come il puparo, devo dire che Capezzone è il mio pupo preferito.
Allora sono andato a spulciare per bene. Seguendo il link segnalato, sul sito dell’Ansa, leggo:
“Oggi – conclude – è in gioco molto più di una legge (che ad alcuni, me incluso, appare perfino troppo morbida), ma una battaglia culturale, liberale, umana e civile. ”
Ora, una legge morbida è il contrario di una legge dura. Potrei sbagliare, ma una legge dura o morbida è una legge che, nella sua applicazione, svantaggia o combatte o va a discrimine di un certo gruppo di persone, che compie azioni ritenute riprovevoli. Per avere un riscontro rapido ho cercato “legge dura” su Google. Tolti i risultati che non c’entrano, questi sono i primi.
- Vogliamo una legge dura per chi commette questo tipo di REATO …
- Un plauso per la legge dura contro i clandestini. A questo bisogna però aggiungere che è necessario fare un continuo controllo…
- Una legge dura, dell’”occhio per occhio”, che non perdona chi sfrutta, tortura, ammazza animali innocenti, indifesi e disperatamente amati dai protagonisti…
- Spagna approva la nuova legge dura contro la pirateria.
-Carfagna:”Legge dura contro stupratori e stalker”.
Se questa è una legge di cui si può dire ch’è “dura” (non abbastanza però secondo Capezzone), capiamo quali gruppi di persone si propone di contrastare. La legge limita, tra l’altro, tempi e mezzi a investigatori e magistrati nell’esercizio delle loro funzioni. E’ perciò anche una legge (“fin troppo morbida”) contro investigatori e magistrati nell’esercizio delle loro funzioni.
Quasi sembrerebbe che agli “avversari della legge” sulle intercettazioni, i cui argomenti illiberali fanno impressione a Capezzone, si contrappongano stranamente gli “avversari della Legge”….
5 luglio 2010 alle 10:37
Ciò che impressiona me è la prima parte della dichiarazione qui riportata. Capezzone (che non è né simpatico né antipatico, ma è “pupo” e tanto basta) stigmatizza che gli oppositori delle legge attribuiscano allo Stato un compito di vigilanza etica. Dietrologicamente si può supporre che “etica” sia un sinonimo di “non troppo illegale”. E “non troppo illegali” sono , a giudizio del premier e dei suoi pupi, l’accompagnasi a prostitute, la turbativa d’asta, l’intrattenere rapporti con uomini d’onore, evadere il fisco, godere di qualche favore in ragione della poltona occupata. E mentire, ovvero sviluppare ragionamento partendo da assunti falsi, arte nella quale, da sempre, i politici hanno rivelato grandissimo talento.
E anche in questo caso la nostra “opera dei pupi nazionale” divulga la menzogna di parlare etica mentre intende “ben altro”. Anch’io “benaltrista” dunque.
5 luglio 2010 alle 13:54
Le parole fanno sempre trapelare la verità del pensiero di chi le pronuncia.
Non si tratta di lapsus: è proprio che comunicando attiviamo i fiumi e le risorgive che possediamo.
Per questo mi impressiona che siano così tante le persone che s’infiammano – per così dire – per le petizioni e per gli appelli, forme terminali di comunicazione fra chi è impossibilitato a operare (e quindi si appella e chiede) e chi si suppone invece detentore di un potere, ritenendo invece di concretizzare in ciò lo sforzo di rendersi protagonisti di un (tentativo di) cambiamento.
5 luglio 2010 alle 16:59
Credo che Capezzone sia la Malafede stessa fatta Politica. Vorrei che fosse afflitto da diarrea perpetua.