di giuliomozzi
Debora Serracchiani, “la più votata [del Pd] nel Nord Est, la donna che ha battuto Berlusconi alle europee” (così Repubblica), alla domanda: “In questi mesi si è data una ragione della sua clamorosa e immediata popolarità?”, ha risposto:
E’ il fatto che sono una persona normale. L’elettorato si identifica nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità. E poi non vengo da tutta una vita di sezione (tutta l’intervista).
Esattamente ciò che potrebbero dire di sé, e in effetti ripetono in continuazione, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
Tre consigli di lettura:
- Il corpo del capo, di Marco Belpoliti (intervista);
- Il corpo del duce, di Sergio Luzzatto;
- “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, in Diario minimo, di Umberto Eco.
Nonché la nota quasi simmetrica a questa mia, di Federica Sgaggio: Debbie, il nuovismo e la piattaforma.
Tag: Corpo
1 Luglio 2009 alle 15:38
Barbara, ovvero la simpatia naturale, la “fisicità” della giovinezza, la faccia pulita, il carattere grintoso, determinato a cambiare – finalmente – il partito e i suoi apparati.
Appunto, il partito e i suoi apparati ormai vecchi e stantii.
Ma ce la farà? Riuscirà nell’intento?
Bossi e Berlusconi ci sono riusciti, però loro un partito coi suoi apparati lo hannno creato, fondato. Hanno cioè avuto vita più facile. Relativamente più facile. Puntando soprattutto sulle loro “novità” e sulla loro “fisicità”, e imponendole all’opinione pubblica, alla massa (stavo per aggiungere “al gregge”, senonché – nel loro caso – non dobbiamo parlare di “gregge”. No, assolutamente).
A ogni modo, buona fortuna a Barbara, A. B.
1 Luglio 2009 alle 17:13
Beh, per ora mi sembra che si faccia fatica anche solo a imparare il suo nome. Che non è Barbara.
1 Luglio 2009 alle 17:45
In altre parole.
Le virtù di Debora Serracchiani, secondo Debora Serracchiani, sarebbero dunque quelle:
- di essere estranea al partito nel quale vuole contare (“non vengo da tutta una vita di sezione”), esattamente come Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si sono sempre proclamati estranei alla politica, allo stato italiano eccetera;
- di essere “normale”, non diversa da me (quindi non farà alcun lavoro di mediazione: porterà nel partito i miei “spiriti animali”, tali e quali: esattamente come Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, che non dicono – non parlo di ciò che fanno – mai di no al loro elettorato);
- di attrarre consenso per la propria “fisicità”, esattamente come Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
Mi domando, in somma, che senso abbia dotare il Partito democratico, che a quanto mi risulta si oppone politicamente e culturalmente alla Lega e al Pdl, di una leadership antipolitica esattamente come quella di Lega e Pdl.
giuliomozzi
1 Luglio 2009 alle 18:07
E’ un discorso complicato. Mi sembra che oggi – e,lo dico, a me la Serracchiani piace pure – chi vuol fare un discorso di politica debba necessariamente confrontarsi con il populismo. La Serracchiani sta rischiando molto, in questo – la faccia della persona onesta che dice le cose come stanno e si presenta in canottiera l’abbiamo già vista, e abbiamo visto anche i suoi denti marci.
Ma credo che il populismo vada affrontato, e questo rischia, in qualche modo, di far cadere nello stesso peccato che si vuole combattere.
1 Luglio 2009 alle 19:20
Se si cade nello stesso peccato che si vuole combattere, si riesce a combatterlo?
E: dalle dichiarazioni dell’interessata – sempre che Repubblica non le abbia stravolte – non mi pare proprio che voglia combatterlo. L’affermazione è netta: “L’elettorato si identifica nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità”.
g.
1 Luglio 2009 alle 19:21
Giusto. Che senso ha dotare il Partito democratico di una leadership antipolitica?
Comunque, buona fortuna a Debora, A. B.
Nota: Barbara è un’amica, attivista del Pd e credo anche di Debora.
Mi si perdoni il lapsus linguae
1 Luglio 2009 alle 19:39
Giulio mi dispiace che anche tu ti aggiunga alla squadra dei massacratori di Debora, cin motivazioni fumose nell’articolo e acrobatiche negli approfondimenti.
Ho conoscito Debora personalmete e mettere isieme quattro considerazioni faziose per assimilarla NIENTEMENO che a Berlusconi mi pare, con tutta la stima per te, una certa qual cavolata estremamente forzata. Ciao
1 Luglio 2009 alle 20:25
Non credo che si tratti di un tentativo di assimilazione che sta facendo qualcuno: è che proprio lei tiene ad accreditarsi come «nuova» utilizzando le medesime categorie che Bossi e Berlusconi, devastando la politica (aiutati benissimo da tutti quelli che potevano aiutarli), hanno usato per accreditarsi nell’olimpo del nientismo nuovista della finta politica.
Con tutto il rispetto per Debora: è un prodotto che si trova sugli stessi scaffali dei bossidi e dei silvidi,
Dall’altra parte del corridoio, ma la mercanzia è la stessa.
1 Luglio 2009 alle 20:37
@ William Nessuno
A mio vedere, Debora Serracchiani è una figura solare ed emblematica: rappresenta il nuovo, ovvero la novità e l’innovazione, aiutata dalla sua fisicità. Ma, nella sostanza, le sue dichiarazioni (risposte) tradiscono effettivamente una verve che sconfina – o tende a sconfinare – nel populismo.
Però è giovane, molto giovane, e non appartiene agli apparati pur agendo negli apparati di un partito per giunta democratico. Dove, cioè, tutti dovrebbero aver voce in capitolo nell’interesse politico e specialmente culturale del Belpaese. Probabilmente l’esperienza che maturerà via via la faranno scostare da un atteggiamento che oggi rasenta un che di populismo. Se non sbaglio. Un saluto, A. B.
1 Luglio 2009 alle 22:42
Far parte di un apparato non è male. E’ male dirlo – perché l’apparato ha le sue funzioni, vitali anche, ed esiste e fa esistere.
Fanno male i virus dell’apparato. E io condivido con la Serracchiani una certa antipatia di fondo, e motivata, nei confronti di D’Alema.
Se si cade nello stesso peccato, Giulio, non si riesce a combatterlo – proprio per niente. Ed infatti questo è un grosso rischio. Le dichiarazioni della Serracchiani le ho lette, ma ho anche sentito il discorso al congresso del PD. Credo sia animata da buoni sentimenti, ma che stia cadendo nell’errore del voler fare tutto e troppo rapidamente, rischiando la guerra di Masaniello. Dire che Franceschini è simpatico è un errore e oltretutto devia il discorso dalla bravura di Franceschini. Come dire che il signor B è un puttaniere: prima di tutto è un politico incapace e disonesto, poi, oltre a questo, è una persona dotata di spiccata amoralità.
2 Luglio 2009 alle 07:18
William, dici che quello che scrivo è “fumoso”, “acrobatico”, “fazioso”: addirittura “una cavolata”.
Prova a dire perché, che magari ci si ragiona.
gm
2 Luglio 2009 alle 08:46
C’è da dire che fino ad ora la strategia del centrosinistra (combattere Berlusconi/Bossi con armi *diverse* dalle loro) non ha portato a grandi risultati. Chissà, forse cominciare a vendere la stessa mercanzia dall’altra parte del corridoio cambierà la situazione.
E tuttavia io non credo che il momento di gloria che sta vivendo Debora Serracchiani faccia parte di una strategia consapevole del PD o di una delle sue correnti interne.
2 Luglio 2009 alle 09:07
Non lo credo nemmeno io, Federico. g.
2 Luglio 2009 alle 10:27
avercela la vita di sezione di cui la Serrachiani mi sembra fiera di non avere avuto esperienza, la sezione era il territorio, non l’apparato.
e comunque nessuno viene candidato che non abbia anche lui un certo rapporto con il partito, e perciò con l’apparato, Veltroni e Franceschni non ci sono certo meno dentro di D’Alema o Bersani
2 Luglio 2009 alle 11:01
buongiorno.
“Le virtù di Debora Serracchiani, secondo Debora Serracchiani”. No, la domanda era come spiega la sua popolarita’, non: quali sono le sue’ “virtu’”. Ora, la popolarita’, per un politico, e’ ben diversa dal consenso ragionato. E’ il motivo per cui certe persone sono popolari anche tra chi non si occupa di politica. Obama, Tony Blair, Margaret Tatcher, hanno raccolto voti da persone che hanno idee politiche minime. De Gasperi, e Moro altrettanto.
Vogliamo parlare di Berlinguer? “Berlinguer ti voglio bene” e’ piu’ che il titolo di un film. Benigni che prende in braccio Berlinguer, che cosa rappresenta, se non un gesto sul corpo del leader? E quel gesto, e’ politico o antipolitico?
Immagino che la Serracchiani, nel suo piccolo, abbia attirato anche questi elettori. E’ un male o e’ un bene? E’ quel che e’, ed e’ come -in parte- funziona la politica nelle democrazie da sempre. Un politico deve avere qualita’ che lo rendono popolare? La risposta e’ si’. Non e’ sufficiente, ma e’ necessario.
Dico che non e’ sufficiente perche’ mi sembra ovvio che ci sia una fetta consistente di elettori che vota per consenso ragionato. Molti elettori di Bossi e Berlusconi si identificheranno senz’altro “nel linguaggio, nel modo di essere, direi quasi nella fisicità” dei leader; ma se Bossi e Berlusconi fossero per politiche di sostegno agli immigrati e a favore di una societa’ multietnica, una fetta enorme di elettori di Bossi e Berlusconi smetterebbe di votarli. Dunque, anche guardando al campo di Berlusconi, e’ superficiale sostenere che conta solo la “fisicita’”. Come sarebbe superficiale sostenere che Debora Serracchiani e’ stata votata solo perche’ “nuova”.
2 Luglio 2009 alle 11:25
Però alla domanda: “Perché sei così popolare?”, uno può anche rispondere: “Non importa la popolarità, importano le piattaforme programmatiche; ed ecco la mia”.
Nella nota pubblicata in FaceBook dopo quell’intervista (qui) Serracchiani ad esempio scrive che il suo famoso discorso all’assemblea dei circoli del Pd colpì “forse più che per i contenuti, per la franchezza con cui sono state dette le cose che tutti pensiamo”. Di nuovo: la forma prima del contenuto. Poi dà la sua idea di Pd: “Un partito che sa ascoltare, che discute e decide dando quelle risposte che finora non ha saputo dare, che torni sul territorio, che consolidi le proprie posizioni, che trovi il linguaggio per tornare a parlare alla testa e al cuore delle persone e che costituisca l’alternativa di governo del Paese. Un partito riformista che sappia rispondere ai problemi quotidiani della gente”. Effettivamente, non c’è nessuna piattaforma programmatica in queste parole. Il partito deve “dare risposte” ma non si sa quali (e nemmeno bene a chi); deve “parlare alla testa e al cuore delle persone”, ma non è specificato per dire che cosa.
Non è mica un problema solo di Serracchiani, eh!
gm
2 Luglio 2009 alle 11:59
Si’, ma la domanda era: perche’ sei popolare. Uno puo’ anche rispondere “non conta la mia popolartita’”. Ma forse, per un politico, la popolarita’ invece conta. Forse il problema di essere di sinistra e pure popolari e’ un problema importante.
Brevemente, due cose che mi hanno impressionato positivamente di Debora Serracchiani: ha detto parole molto chiara su Eluana Englaro, questo prima di essere “Debora Serracchiani”. Adesso dice parole molto chiare sul concetto di laicita’ – ad esempio, sui diritti degli omosessuali.
Riguardo ai problemi del PD, mi sembra che dopo quel famoso discorso la Serracchiani abbia coagulato consenso perche’ ha saputo esprimere con chiarezza ed efficacia quelli che sono problemi veri del Pd. Altri pensavano quelle cose, magari le dicevano pure, Debora Serracchiani ha avuto il merito di usare la giusta forma. E la forma e’ importantissima. Ma ripeto: conta pure quello che lei ha affermato sul Pd, non solo il modo efficace con cui lo ha fatto.
Detto questo, non e’ che la Serracchiani non abbia i suoi limiti, ci mancherebbe.
2 Luglio 2009 alle 15:03
Un paio di annotazioni.
L’unico leader del centrosinistra che si è permesso di battere Berlusconi alle politiche (due volte) è un appesantito signore che non trova certo nella fisicità la sua dote migliore.
E poi: è sicuramente un plus sentir parlare di laicità in un certo modo (in questo PD non è nemmeno scontato). Ma a me piacerebbe ogni tanto sentir parlare (con cognizione di causa, e non con slogan) anche di quella che i marxiani chiamano “la struttura”. Lavoro, risorse energetiche, so on. Da quello che ho sentito in giro, la Serracchiani ha parlato di “superare l’art. 18″. Berlusconi senza dubbio ringrazierà, ma perchè altri dovrebbero farlo?
2 Luglio 2009 alle 16:19
Be’, Prodi era molto popolare. Si potrebbero fare molti esempi di cose che rendevano Prodi popolare, e che non avevano niente a che fare con la sue idee politiche. Mia nonna votava Prodi, e ti posso assicurare che non era per la “piattaforma programmatica”.
2 Luglio 2009 alle 16:35
Nel video che ha reso famosa Debora Serracchiani (quello diffuso su You Tube in cui «le cantava chiare» al segretario del Pd Franceschini) c’erano più domande che risposte, ma c’era anche la sensazione di trovarsi finalmente di fronte a una personalità politica che sapesse argomentare ciò sosteneva. Anche facendo ricorso a grandi principi, quelli che già a pronunciarli si intuisce che ci vuole la maiuscola: Libertà, Uguaglianza, Fraternità… Coerenza, Onestà.
Di queste cose i politici identificati con la «casta» non parlano più da tempo. Per loro sembra tutto calcolo, tutta opportunità del momento.
Obama sembra diverso. Lula, in Brasile, sembra diverso. La Serracchiani sembra diversa.
E non è tanto questione di aspetto, mi pare, altrimenti l’elettorato di Bossi lo avrebbe abbandonato, no? quando il suo aspetto da celodurista si è trasformato in quello di un anziano zoppicante reduce da un ictus.
2 Luglio 2009 alle 21:20
Forse l’hanno votata perchè l’elettorato italiano si e’ annoiato di vedere sempre gli stessi nomi nelle liste elettorali….andate a casa vecchiacci.
http://riflessioniquotidiane.wordpress.com
3 Luglio 2009 alle 12:30
@federica sgaggio. E tu hai capito cosa è la Serrachiani sulla base del fatto che “proprio lei tiene ad accreditarsi come «nuova» utilizzando le medesime categorie che Bossi e Berlusconi”?
Bè, complimenti: sei a un passo dall’onniscenza!
Io non lo so che cosa è, nè so cosa diventerà. Ma vivisezionare un intervista è stabilire che messaggio uguale vuol dire prodotto uguale mi sembra un’enormità.
Miseria, stiamo parlando di una ragazza di di 38 anni. Ma darle una possibilità no eh?
3 Luglio 2009 alle 12:36
Concordo pienamente con quanto dice D’Onofrio. Riporto un pezzo di Pierluigi Battista apparso oggi su corriere.com: “La Serracchiani, ex astro nascente quando si prestava a un unanime appoggio pre-elettorale, ha parlato troppo e male. Non dispone di paracaduti di partito (a parte il dettaglio dei voti conquistati) e dunque su di lei è più agevole esercitarsi nell’arte della demolizione ad personam che sfiora il linciaggio politico. Non c’è bisogno di concordare con le sue tesi per non accorgersi che in tanta virulenza c’è qualcosa di smodato e di paradossale. Un partito che invoca il rinnovamento si trasforma in un consesso di arcigni professori che bacchettano la giovane che ha osato valicare i confini dell’irriverenza. Un partito che invoca le «primarie» a ogni passo non tiene in nessun conto il consenso elettorale che quella giovane ha ricevuto. Un partito che non fa che dichiarare la propria insofferenza per le oligarchie di appartenenza si scandalizza se la critica alla nomenklatura viene espressa con parole e concetti decisamente poco diplomatici.
Il «paradigma Serracchiani» è anche la spia di una schizofrenia politica che rischia di ipotecare seriamente la rude verità di una battaglia politica da cui scaturirà il volto del nuovo Partito democratico. Si spera solo una caduta di stile, non il sintomo di una voglia d’ordine ( interno)”.
4 Luglio 2009 alle 18:46
il fatto che abbia preso posizioni nette e chiare su:
- conflitto di interessi;
- questione morale;
- riforma dell’assistenza sociale;
- verificabilità delle azioni dei politici in questo senso
immagino non significhio nulla se paragonato alle pippe sociologico-abruzzesiane del corpo del capo ecc..
4 Luglio 2009 alle 22:30
Ibo, sarei felice se tu spiegassi perché quelle sul “corpo del capo” sono “pippe”.
(Noto che, nel frattempo, William Nessuno non si è degnato di dire perché quello che scrivo sarebbe “fumoso”, “acrobatico”, “fazioso”, e addirittura “una cavolata”).
Ricordo che in vibrisse non ci si occupa di politica: ma del linguaggio della politica.
gm
5 Luglio 2009 alle 04:13
Forse anche Berselli su L’Espresso di questa settimana è fumoso, acrobatico e fazioso. Riporto due sue frasi: “Serve a poco la caccia al giovane, soprattutto se i giovani sono inclini al populismo vernacolare di Matteo Renzi o politichine miracolate dalle circostanze come Debora Serracchiani (molti di loro, i cosiddetti “piombini”, sembrano “giovani” specializzati nel fare “il giovane” come in un film di Moretti)… C’è in ballo la chance di un’alternativa culturale al berlusconismo: ma per crearla occorre scappare fuori dal circuito dell’ovvio.”
Questi finti “giovani” fanno cadere le braccia. Ho visto la Serracchiani da Lilli Gruber su La7… Sembrava una studentessa che ripeteva la lezioncina imparata a memoria. Una lezioncina neanche tanto originale, piena di banalità e frasi fatte. Alla domanda, “quali sono i suoi riferimenti politici?”, la risposta è stata: “Berlinguer e Moro”… Ammazza che novità!… Povera sinistra nostra… Comunque, non so voi, ma io ho sempre preferito i medici antipatici ma bravi, a quelli simpatici ma incapaci. Ci tengo alla mia pelle.
6 Luglio 2009 alle 04:22
vib, io non sono un sociologo: posso darti la mia impressione personale.
forse equivoco qualcosa io, ma se è come penso a me di come è fatta la serracchiani o berlusconi nun me ne po’ fregà di meno. immagino però che ci sia molta gente a cui interessi. non so, la stessa gente che magari compra rotocalchi o vede fiction televisive o vota alcuni tipi perché hanno fatto un bel manifesto col cravattone da agente immobiliare di periferia. mentecatti cui toglierei il diritto di voto.
allora se dobbiamo utilizzare l’aspetto fisico, truccato o meno, per creare consenso politico, se il fenomeno è arrivato ad un punto tale da meritare un’analisi su un libro, siamo messi così male che il problema diventa come fare in modo di togliere il diritto di voto da chi si fa influenzare da queste cose.
7 Luglio 2009 alle 09:10
Ibo, già nei manuali di retorica di duemila anni fa si davano al futuro oratore – che era spesso un futuro politico – istruzioni sulla postura, sull’abbigliamento, sul tono di voce, sulla gesticolazione.
(Noto che nel frattempo – ed è passata una settimana – William Nessuno non si è degnato di dire perché quello che scrivo sarebbe “fumoso”, “acrobatico”, “fazioso”, e addirittura “una cavolata”).
gm