A che cosa serve una didascalia?

28 gennaio 2012 by

“un titolo che non lascia spazio a equivoci: italiani codardi”, dice la didascalia nella prima pagina dell’edizione in rete de Il Giornale. E, in effetti, sopra la didascalia c’è un giornale con un titolo: “Kreuzfahrt in die katastrophe / Protokoll eines tödlichen versages”, che secondo il traduttore automatico di Google si può tradurre così: “Crociera nel disastro / Protocollo di un disastro fatale”, o anche “Verbale di un disastro fatale”. Dubito che il traduttore automatico di Google, per quanto sia un po’ imbranato, sia in grado di inventare. Magari il titolo “Italiani codardi” c’è, da qualche parte. Ma non certo nella copertina che sovrasta la didascalia. Mi domando quante persone, ignoranti quanto me della lingua tedesca, siano andate a controllare. L’articolo del quale si parla, peraltro, è stato tradotto integralmente dal quotidiano Il fatto (qui). Mi pare un articolo decisamente idiota. Ma s’intitola “Omissione di soccorso all’italiana”: non “Italiani codardi”. E dunque? Qualcuno ha letto Der Spiegel e mi sa dire? [gm]

La nostra testimonianza è veleno

27 gennaio 2012 by

di Demetrio Paolin

[Nella finzione del romanzo che sto scrivendo, questa lettera viene scritta da Enea, ex deportato, a Bruno Vasri, ex deportato e presidente dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati), nel giorno della morte di Primo Levi, ex deportato. dp]

Caro Bruno,
oggi, uscito dal negozio, ho camminato senza una meta precisa e son finito in piazzetta Bodoni. Lì vicino a pochi passi c’è casa tua. E io avevo una voglia matta di salire e stringerti le mani, di abbracciarti con quell’amore che solo noi possiamo darci. Ho pensato di fare i pochi passi che mi dividevano dal tuo portone e suonare al campanello. Sentirne il suono e poi la voce di tua moglie che mi dice di salire.

Perché hai deciso di sposarti, Bruno? E Primo o Bepi? Perché vi siete sposati e avete avuto figli, dopo quello che ci è stato fatto? Certe volte quando ci incontriamo di questo dovremmo parlare; del dopo. Di quando tutto si è calmato, come il corpo alla fine di uno sforzo, e siamo tornati alle nostre case. Dovremmo parlare di come siamo tornati alla vita usata. Io, ad esempio, che ho patito come voi la fame, sono tornato schifiltoso tanto da togliere la pelle del latte, quando mi dimentico il pentolino sul fuoco e si crea patina spessa che proprio non sopporto.
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Una recensione di Benedetto Croce

26 gennaio 2012 by

di Benedetto Croce

Joseph Warren Beach, Tecnica del romanzo novecentesco, Milano, Bompiani, 1948 (pp. 536).

Sempre che mi accade di udire o leggere la parola «tecnica» nei giudizi sulla poesia e la letteratura, sono non solo offeso da una improprietà linguistica, ma messo in sospetto di gravi confusioni e di erronee conseguenze nella critica. La parola «tecnica» ha senso solo nella produzione di oggetti e fatti pratici, nella manipolazione, come si dice, delle cose naturali ai nostri fini di utilità. E chi l’adopera fuori di questo campo, facilmente finisce a credere che anche le opere che appartengono all’ispirazione e al gusto si possano ottenere con le regole e col calcolo; credenza che è riapparsa testé nelle teorie della sciagurata «poesia pura». Beach, nell’adoperare quella parola per il «romanzo», non si avvede di alcuna difficoltà, ma anche non ci dà nessuno schiarimento sull’uso adottato. Si restringe a dire: «il libro vuol essere uno studio dell’evoluzione tecnica del romanzo»; «la tecnica non è che un mezzo inteso a realizzare l’intenzione artistica», e simili (p. 9); e più oltre mette insieme due parole che si escludono, «arte » e «rneccanicità », accennando a quella che si potrebbe chiamare la »rneccanicita dell’arte» (p. 11). Ma, passando alla storia che egli prende a narrare del romanzo, e della sua. grande rivoluzione nel corso dell’ottocento, si vede che in essa non si tratta punto di un preteso «cangiamento di tecnica», ma né più né meno che della sostituzione dell’ideale del romanzo, quale era prevalentemente coltivato nel settecento e nel primo ottocento, filosofico, morale e variamente polemico, con quello del romanzo, che attenda unicamente a «narrare» e allo «studio concreto della natura umana»), includendo non solo la narrazione realistica ma quella «romantica e idealistica» e sia pure di «fantasia» e di «poesia» (p. 74): cioè, per dire il fatto con la parola propria, col romanzo inteso non più come esemplificazione di una didascalica ed oratoria, o come semplice racconto di avventure, ma come opera di poesia. In tutto ciò la tecnica non ci ha che vedere; il romanzo didascalico ed oratorio non aveva una tecnica inferiore o diversa da quello artistico, ma differiva dall’altro perché aveva un’anima diversa; e con quell’anirna sopravvive, se anche ora di vita attuale più rara o aspettante un nuovo tempo propizio. Il Beach, che conosce le vicende del romanzo dal sette al novecento, designa quello che si maturò a mezzo dell’ottocento come «un genere letterario a sé, diverso al possibile nella costruzione dal saggio filosofico e dalla cronica storica coi quali ai suoi inizii era tanto strettamente legato», e altresì non più, come soleva, un prodotto miscellaneo per passatempo, ma di «un unico argomento, dato da una situazione drammatica, sviluppato logicamente, senza interruzioni e senza interferenze, fino alla inevitabile conclusione» (p. 287). Egli chiama questa idea del romanzo il «romanzo ben fatto», nel che affiora irresistibilmente una qualche ironia contro volontà dell’autore. Donde l’irresistibile ironia? Dall’idea del «genere letterario» , che è estranea alla vita effettiva dell’arte: di che il Beach non si rende conto. Ma una nuova crisi (egli dice) si è aperta, negli ultimi trent’anni, di reazione contro il «romanzo ben fatto». Or, che cosa sarà essa? Nuova poesia che si aggiunge alla precedente? Ma, in cotesto riguardo, non si potrebbe parlare di «reazione », sì invece, semplicemente di prosecuzione in una sicura via ormai aperta. Il Beach discorre a lungo dei rappresentanti di questa reazione: I realisti, come il Dreiser, gli impressionisti, come il Conrad e il Lawrence, gl’immaginisti, come la Doroty Richardson, i postimpressionisti come il Joyce, coloro che «fanno il taglio nel senso della larghezza» come il Wassermann, i composizionisti astratti, come il Dos Passos e il Döblin, e poi il Gide, e l’Huxley, e via dicendo. Confesso che sono rimasto alquanto deluso per non avere bene appreso dalle sue parole quale nuova idea di rorrianzo (nel dilemma romanzo di pensiero e romanzo di poesia) la reazione o nuova rivoluzione apporti; né, a dir vero, egli è riuscito a farmi gustare quelli degli scrittori da lui esaminati che io finora non avevo saputo gustare; forse per mia colpa, rna non senza il dubbio che in tutto quel moltiplicarsi di formule e di indirizzi e di scuole si celi l’impotenza a percorrere l’unica via della poesia, che è bensì liberissima, ma richiede, condizione indispensabile, la serietà dell’ispirazione e il genio. Il libro del Beach è certamente istruttivo; ma mi è parso di notare che egli, nel discorrere dei singoli scnittori, invece di abbandonarsi alle impressioni che .la lettura delle opere suscita e su queste fondare il giudizio, si lasci dominare dalle «regole del genere» (sarà, in fondo, questa vecchia conoscenza dei «generi», e delle loro «regole» ciò che egli idoleggia come tecnica?), quasi che in questo sia l’essenziale dell’arte. Ma il lettore, che anela la poesia, per una pagina bella, per un carattere vivo, per un tratto felice, dimentica sempre volentieri le «regole del genere».

«Quaderni della Critica diretti da B. Croce», novembre 1948, n. 12.

Fonte.

Dieci risposte (che non condivido) alla domanda: “Che cosa è letteratura?”

24 gennaio 2012 by

1. Raffaele La Capria

D.: Sembra che non vi siano più riferimenti per capire cosa è letteratura e cosa non è letteratura oggi. [...] Che succede?
R.: Semplicemente che tutti sanno scrivere un libro che sembra un libro scritto bene. Così non c’è una divisione netta tra cattiva e buona letteratura, vi è una buona-cattiva letteratura che è quella che per lo più fanno gli editori oggi. Praticamente l’80% dei libri che escono, libri ritenuti pubblicabili e pubblicati, sono cattiva-buona letteratura. Libri scritti bene, con gli aggettivi al loro posto, il periodo ordinato e ben strutturati. (Da qui).

2. Angelo Guglielmi

D.: Dica la verità, pretendevate romanzi con pochissimi lettori. [...]
R.: Non nego che sia così. Legavamo la qualità del romanzo alla sua illeggibilità. Pensavamo che essere leggibili significava cedere al facile, al consolatorio. (Da qui).

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Vincoli burocratici

23 gennaio 2012 by
Le gerarchie angeliche

Le gerarchie angeliche

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Lavori in corso, 3 (Le avventure del giovane Veneranda)

17 gennaio 2012 by

di giuliomozzi

Lavori in corso 1, qui. Il 2 non c’è ancora (c’è un abbozzo di dieci righe).

THE YOUNG VENERANDA MEETS MR. BONAVENTURA

Tutti gli episodi del giovane VenerandaIl giovane Veneranda esce a passeggiare lungo il Corso.
Presto intravede, qualche decina di metri davanti a sé, il signor Bonaventura: anch’egli impegnato a passeggiare lungo il Corso. Lo riconosce dall’alta statura, dalla giacca rossa, dal ridicolo cappellino dello stesso colore, dagli amplissimi pantaloni bianchi che nascondono – il giovane Veneranda ne è certo – un culo enorme.
Per il signor Bonaventura la passeggiata lungo il Corso è una marcia trionfale. Allunga la mano destra e acchiappa al volo un infante precipitato da un balcone di terzo piano; starnutisce possentemente alle spalle di un anziano signore, lo spaventa e così lo guarisce da un singhiozzo squassante che gli durava da trentasei anni, due mesi e sette giorni; davanti all’ingresso del Credito Cooperativo si inginocchia per allacciarsi una scarpa e fa così inciampare e finire lungo disteso per terra un rapinatore che usciva di corsa dalla bussola guardandosi le spalle; si sofferma a guardare con curiosità un palazzo ottocentesco appena finito di restaurare e così induce numerosi passanti a telefonare immediatamente all’agenzia per prenotare gli appartamenti in vendita, i cui prezzi raddoppiano nel giro di poche ore; saluta un vecchio compagno di scuola, che fermandosi per ricambiare il saluto e scambiare due chiacchiere evita di essere travolto dall’ApeCar di una libreria guidato da un fattorino ubriaco. Da ciascuno dei suoi prodigiosi interventi il signor Bonaventura trae un profitto: mille questa, diecimila quella, duecentomila quell’altra persona: tutti si sentono in dovere di remunerare il signor Bonaventura, in proporzione al vantaggio conseguito e alle proprie possibilità, non tanto per la di lui bontà, per il di lui coraggio, per la di lui prontezza d’intervento, quanto per la di lui fortuna che si diffonde contagiosa tra chi lo incrocia, lo sfiora, lo saluta o addirittura – come sostengono i più fanatici – soltanto lo pensa.

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Pubblicità

16 gennaio 2012 by

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Lavori in corso (Le avventure del giovane Veneranda)

15 gennaio 2012 by
Leggi le avventure del giovane Veneranda

Leggi le avventure del giovane Veneranda

Dieci conversazioni realmente avvenute in questa o quella casa editrice

11 gennaio 2012 by

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Pubblicità / Scrivere la vita quotidiana (e trasfigurarla)

9 gennaio 2012 by
Da' una spinta all'equilibrista per vedere la pubblicità

Da' una spinta all'equilibrista per vedere la pubblicità

Luisito Bianchi

7 gennaio 2012 by
Luisito Bianchi con la madre (1962)

Luisito Bianchi è morto il 5 gennaio 2012. Qui è in una fotografia del 1962, con la madre.

Luisito Bianchi, sacerdote, è morto il 5 gennaio 2012. Il funerale si svolgerà oggi 7 gennaio, alle 11.30, presso l’abbazia di Viboldone (Mi). Bianchi era noto al grande pubblico soprattutto per il romanzo La messa dell’uomo disarmato; ma importanti sono anche i suoi scritti teologici. Chi non lo conoscesse, e volesse avere un’idea di lui, può consultare il sito Ora Sesta, curato dagli amici, o la lunga intervista di Angelo Bertani apparsa nel 2005 in Jesus.

Raul Montanari, “Il Cristo Zen”

7 gennaio 2012 by

di Valter Binaghi

Raul Montanari, "Il Cristo Zen"Uno scrittore italiano, ben noto al grande pubblico come narratore (ma è anche traduttore da lingue classiche e moderne), mette insieme un libro dal titolo disturbante, in cui affianca la parola di Gesù a quella dei maestri Zen, e lo fa dichiarandosi ateo alla terza pagina.
Ce n’è abbastanza per pensare a una di quelle improvvisazioni eclettiche che stuzzicano lo scrittore di successo un po’ annoiato. E invece basta cominciare a leggere la lunga introduzione, che occupa un buon terzo del libro, per accorgersi subito che il lavoro di Montanari è tutto tranne che frutto d’improvvisazione. Con precisione storica, unita a considerazioni che evidenziano una riflessione teologico-morale di lunga durata, l’autore racconta la storia del Buddhismo nelle sue diverse ramificazioni, fino a quella variante che si affermò in Cina come Ch’an, e penetrò in Giappone all’inizio del XIII secolo prendendo il nome di Zen. In seguito Montanari espone le ragioni che l’hanno spinto ad avvicinare cristianesimo e buddismo zen. In entrambi egli trova «la contemplazione e l’abbandono alla natura, al fluire degli eventi. L’interiorizzazione del culto e l’insofferenza verso ogni formalismo. La polemica contro la ricchezza. La spiritualità e la forza della fede capace di smuovere le montagne ove l’ostacolo del pensiero logico sia eluso. L’intransigenza davanti alla Verità, a un dovere superiore che suggerisce comportamenti apparentemente ingiusti o illogici. L’antintellettualismo e l’elogio del pensiero semplice o addirittura del non-pensiero. L’anticonformismo nei rapporti con le gerarchie, le classi sociali, la tradizione, e con quel grande mistero insondabile che è la donna».

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Il corpo della lettura

6 gennaio 2012 by
Senza titolo, di Davii Rangda

Senza titolo, di Davii Rangda

Il corpo della lettura

5 gennaio 2012 by
Mujer y literatura, di Martinez Clares

Mujer y literatura, di Martinez Clares

Scene da fotoromanzo: convegno

4 gennaio 2012 by
"Scene da fotoromanzo". Un convegno presso il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, 14 gennaio 2012

"Scene da fotoromanzo". Un convegno presso il Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, 14 gennaio 2012

Il corpo della lettura

4 gennaio 2012 by
Leyendo libros de fotografia, di Manu Pombrol

Leyendo libros de fotografia, di Manu Pombrol

Il corpo della lettura

3 gennaio 2012 by
Libros de Vampiros, di Jessica Sweet TV

Libros de Vampiros, di Jessica Sweet TV


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