Cosa o come insegnare a scuola / I poeti comico-realistici del Duecento

29 luglio 2014 by
Spassi medievali. Gennaio nel ciclo dei mesi di Torre Aquila, Trento, nel Castello del Buonconsiglio. Dettaglio

Spassi medievali. Gennaio nel ciclo dei mesi di Torre Aquila, Trento, nel Castello del Buonconsiglio. Dettaglio

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La formazione della scrittrice, 29 / Maria Giovanna Luini

28 luglio 2014 by

di Maria Giovanna Luini

[Questo è il ventinovesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è ora affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Maria Giovanna per la disponibilità. Con questo articolo la rubrica va in vacanza: riprenderà lunedì 1 settembre 2014. gm].

mariagiovanna_luiniHo sempre rifiutato l’idea di fare analizzare il mio Dna per cercare chissà quale predisposizione alle malattie, trovo che non sia una buona idea. Sono però sicura di avere ereditato il gene dei lettori fortissimi: avevo due anni e mi dannavo per capire cosa significassero le lettere che vedevo sui libri, sui giornali, sulle insegne dei negozi. Mia madre trovava antipatici i bambini precoci quindi mi aiutava sì e no, mio nonno segretamente sogghignava: avrei imparato a leggere prima del tempo. E a tre anni l’esordio: lessi “Farmacia” mentre con mia madre e la nonna passavo in auto da qualche parte. E mia madre ad affannarsi: “Ma no, è un caso, ha solo associato il tipo di negozio a una parola”. Fu costretta a ricredersi: avevo davvero imparato a leggere.

Dalla lettura alla scrittura il passaggio fu immediato: ciò che si può leggere si può anche scrivere, avevo capito come funzionava. Nacque la bambina più odiata dell’asilo, correggevo con voce querula le doppie e le acca ai compagni che, ancora incerti, scrivevano alla lavagna: solo mio fratello Filippo mi ignorava, scelse un’altra sezione per evitare di farsi vedere troppo insieme a me.

La libreria dei miei era varia e nessuno controllava cosa leggessi. L’edizione integrale de I promessi sposi a cinque anni e il trattato di patologia di mio padre, i periodici che arrivavano fuori data e stropicciati dall’ambulatorio dopo che decine di mani li avevano sfogliati: qualsiasi lettura andava bene, mi piaceva tutto. La paura di volare e la fissazione per le stragi familiari arriva da quei giornali: più una storia era drammatica più mi immedesimavo. Potrei raccontarvi la vita di Carolina di Monaco da quando era in collegio in poi, ricordo tutto. Una zia mi regalava i libri adatti alle bambine: leggevo anche quelli ma la trama era troppo facile. Indovinavo e non c’era gusto.

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Le mollette da bucato (Le cose che ci sono in casa, 86)

27 luglio 2014 by

di Laura Tripolone

[Le regole del gioco sono qui].

Le guardo dalla finestra:
da un capo all’altro del filo,
si ergono tese,
dita colorate e plastiche
che pizzicano
mutande, canottiere, maglie,
calze, lenzuola, metri di tovaglie.
Si piegano solo al vento,
pazienti,
sul peso del bucato nuovo
e se talvolta sfuggono umide dalle mani,
da spighe sopra mari di panni,
si fanno virgole,
tra parole,
eco
nei cortili lontani.

La poltrona di bambù (Le cose che ci sono in casa, 85)

27 luglio 2014 by

di Subhaga Gaetano Failla

[Le regole del gioco sono qui].

Ci accompagna nel tempo
nelle case
nei nostri anni nomadi.
Ha il ricordo di
piogge monsoniche,
la poltrona chiara,
di lunghe foglie
e vento
di sole che cura
con raggi violenti.
È accanto alla
finestra,
la poltrona di bambù,
volge lo sguardo al grande letto
al cielo cangiante
al vecchio campanile
a tegole e tetti.
Ride nascondendo il volto,
la nostra poltrona,
allo schiamazzo delle rondini
al loro volo.

L’antenna (Le cose che ci sono in casa, 84)

27 luglio 2014 by

di Matteo Pelliti

[Le regole del gioco sono qui].

L’antenna sul tetto non ha mai funzionato.
Allora fu tutto un provare
amplificatori di segnale di fortuna,
era l’anno del passaggio definitivo al digitale terrestre,
col fiorire di canali dal giorno alla notte.

Mi facevo antenna col corpo
e sintonizzavo il canale dei cartoni animati
stando vicino allo schermo,
poi una danza acrobatica intorno al video
per spostare gli stecchi di ferro
finché non si centrava la frequenza,
le bacchette da rabdomante per l’etere.

Un giorno, poi, mi hai consolato
perché mi scusavo con te, affranto,
che l’antenna non facesse più vedere
i tuoi animati cartoni, captati.

Quando la casa ha il mal di testa
la tv non si vede.

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27 luglio 2014 by

L’originale è qui.

La televisione (Le cose che ci sono in casa, 83)

27 luglio 2014 by

di Stefano Scanu

[Le regole del gioco sono qui].

Ti ho acceso ancora
compagna biasimata
che stai al divano
come un timone
e non conto gli anni
in cui sei stata
pedagoga, smania, punizione.
Hai gracchiato interferenze
saturato stanze
di eco
e di mondiali
di festival dei fiori
rime stanche
catodiche e digitali.

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Come si fa una citazione

27 luglio 2014 by
Clicca, e guarda l'originale del 1982.

Clicca, e guarda l’originale del 1982.

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26 luglio 2014 by
La Bottega di narrazione è frequentata da bella gente.

La Bottega di narrazione è frequentata da bella gente.

La carta della Repubblica (francese) delle lettere

26 luglio 2014 by

carte_de_la_republique_des_lettres

Cliccare sulla carta per ingrandirla. Per informazioni: qui, e pagine successive. Vedi questo progetto dell’Università di Stanford.

Bottega di narrazione: domande e risposte, 3

25 luglio 2014 by
Clicca sulle gambe.

Clicca sulle gambe.

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25 luglio 2014 by
Nella Bottega di narrazione si impara a guardare alla letteratura con uno sguardo nuovo

Nella Bottega di narrazione si impara a guardare alla letteratura con uno sguardo nuovo

Fonte dell’immagine.

Le cose che ci sono in casa / Cronaca dei bottoni

25 luglio 2014 by
Uno dei manoscritti de L'infinito di Leopardi

Uno dei manoscritti de L’infinito di Leopardi

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La formazione dello scrittore, 10 / Marco Candida

24 luglio 2014 by

di Marco Candida

[Questo è il decimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio Marco per la disponibilità. Con questo articolo la rubrica va in vacanza: riprenderà giovedì 4 settembre con il contributo di Raul Montanari. gm]

Marco CandidaHo scritto il primo romanzo a dodici anni. 1990. Quell’anno passavano in televisione la serie televisiva Twin Peaks. Avevo visto La Casa Russia con Sean Connery e Michelle Pfeiffer. A scuola leggevamo in classe Zanna Bianca di Jack London e io avevo trovato presso le bancarelle in Piazza Duomo a Tortona Martin Eden e Il richiamo della foresta nell’edizione cartonata e molto voluminosa dei Fratelli Melita. Il richiamo della foresta è stato un grande libro, ma Martin Eden è stato un libro che ha rappresentato per me, come per molti altri, un caposaldo. Casa Russia. Twin Peaks. Martin Eden. Ricordo d’essermi seduto per la prima volta alla scrivania nella mia stanza soprattutto con le suggestioni e le atmosfere date da queste storie nella testa – come non rimanere suggestionati dalla colonna sonora composta da Angelo Badalamenti per la serie televisiva girata da David Lynch? E’ venuto fuori un romanzo lunghissimo scritto in sei mesi con tre diversi tipi di penne (una penna biro blu, una Bic nera e poi un bavoso tratto pen) in un quadernetto con la copertina rigida (che recava l’immagine della maglietta della Juventus con qualche adesivo che acquistavo in un negozio sottocasa che si chiama Chewing-gum, vera e propria oasi di colori, plastica e gomma nel grigiore paludoso, di pietra e di stucco, della mia città natale) con fogli a spirale a quadretti e poi a righe. Ora che lo riguardo mi accorgo come nel quaderno i caratteri della grafia diventino sempre più piccoli man mano che la narrazione procede. Più il romanzo si scioglie e diventa solo una storia e non il tentativo di un ragazzo di scrivere, di fare lo scrittore e più la grafia si rimpicciolisce, cosa che forse suggerisce una forma di pudore: nelle parti dove non stavo facendo lo scrittore, ero soltanto io con una penna e dei fogli e questo mi procurava imbarazzo, lì dentro c’ero io, e scrivevo piccolo per rendere quello scritto accessibile solo a me, comprensibile solo ai miei occhi e a nessun altro sguardo occasionale – mi figuravo i miei genitori curiosare tra le cose che scrivevo e poi me li figuravo leggerle agli Elemento o ai Taverna o a Piero e Assunta. Ciò che è davvero interessante del quadernetto è forse che nella prima pagina si trova una griglia dove si fa un calcolo approssimativo del numero di parole all’interno del romanzo. Se non ricordo male era un discorso che avevo letto per la prima volta proprio presso Jack London. Tenere conto del numero di parole in uno scritto. Mi stupisce ora pensare che un ragazzino di dodici anni si appassionasse a dettagli come calcolare il numero di parole dei suoi romanzi perché questa è una questione veramente molto molto tecnica – e per la verità nemmeno particolarmente praticata presso i più affermati scrittori nostrani. Di qua avevamo un ragazzo che aveva attaccato il suo romanzo con la descrizione del canto del gallo, delle foglie nella rugiada, l’alba e di là lo stesso ragazzo vedeva tutte quelle cose con sguardo aritmetico, considerava ogni emozione e palpito dato dalla prosa come quantità.

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Cosa o come insegnare a scuola / “I promessi sposi”

23 luglio 2014 by
Un Manzoni, centomila lire.

Un Manzoni, centomila lire.

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23 luglio 2014 by
Bottega di narrazione: si prevedono code alle selezioni.

Bottega di narrazione: si prevedono code alle selezioni.

Fonte dell’immagine.

Bottega di narrazione: altre domande, altre risposte

22 luglio 2014 by
Jonathan Alibone, The Annunciation

Jonathan Alibone, The Annunciation

L’abito da sposa (Le cose che ci sono in casa, 82)

22 luglio 2014 by

di Moira Stefini

[Le regole del gioco sono qui].

E’ nell’armadio, appeso
avvolto nel cellophane
lungo fino ai piedi

Mani esperte l’hanno cucito
da seta di paracadute
bianco, resistente

Mia nonna l’ha indossato
dopo di lei mia madre
e l’ho vestito anch’io

Chissà se mia figlia
prenderà
la stessa direzione di volo.

Il Nintendo (Le cose che ci sono in casa, 81)

22 luglio 2014 by

di Dante Torrieri

[Le regole del gioco sono qui].

O Nintendo
che funzionando mi fai funzionare:
divertendomi,
realizzandomi con i tuoi livelli,
dando un senso al mio immenso.
O grande,
o esuberante,
o sovrabbondante,
Nintendo.
Destino divenuto mio odierno:
o realizzante
del mio sentimento equivoco.
O realtà tecnologica,
o verità futuristica,
o valvola di tranquillità
realizzante
e calmante. Leggi il seguito di questo post »

L’affettatrice (Le cose che ci sono in casa, 80)

22 luglio 2014 by

di manu

[Le regole del gioco sono qui].

ciclopica locusta meccanicamente modificata
sei madre di medaglie e sangue
in spessore leggero
generate dal tuo ventre di lama zelante
sovrana indifferente
mostro rostro pronto alla guerra

toccò dire di si al tuo disco rotante
incoronato d’acciaio
ma io non ti volevo
tra zucchero di canna in vetro
e panno carta in piedi

affetti l’intero con metodo e disciplina
difetti di pensiero
eccedi in sottigliezze
affettatrice, sei felice?

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