La formazione della scrittrice, 30 / Rosella Postorino

1 settembre 2014 by

di Rosella Postorino

[Questo è il trentesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Rosella per la disponibilità. gm].

rosella_postorinoIl primo libro che ho rubato è Il conte di Montecristo, da uno scatolone confinato in una delle stanze dove si faceva Acr. Appena possibile, cioè a scuola, c’è stato Calvino, ci sono state le poesie di Saba nel sussidiario – mi incantavano le similitudini di A mia moglie, mi stupiva che si potesse paragonare una persona a una pollastra, una cagna, una giovenca, non per offenderla, ma addirittura per celebrarla; questo ribaltamento del linguaggio era una specie di prodigio, per me – e c’è stato anche Cuore, perché mia madre da ragazzina lo aveva amato, e quindi volevo amarlo pure io. I primi testi che ho letto erano scritti da uomini. Ma è grazie alle donne, se scrivo.

Ogni volta che da piccola incontravo una scrittrice i cui libri si leggevano in classe o erano compiti a casa, pensavo che allora era possibile, che avrei potuto scrivere anch’io.

Anne Frank è stata la prima di tutte. Perché era poco più che una bambina. Perché scrivere era per lei un tentativo di mettere ordine nel disastro della Storia precipitata a picco nella sua vita, di aprire finestre nei muri asfittici dell’alloggio segreto, di trasformare gli ingombranti inquilini in personaggi buffi, i litigi in commedia, la paura in immaginazione. Perché Anne era una testimone, e già a nove anni io assegnavo alla scrittura un valore testimoniale. Non di un’epoca storica o di una tragedia sociale, o non soltanto. La scrittura testimoniava di ogni singola esistenza accaduta come evento sulla Terra. Rivelando qualcosa di un singolo individuo – reale o fittizio, non aveva importanza – rivelava qualcosa di tutti, e lo faceva per tutti.

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1 settembre 2014 by
Bottega di narrazione: i selezionatori al lavoro

Bottega di narrazione: i selezionatori al lavoro

L’immagine viene da qui

L’icona (Le cose che sono in casa, 115)

31 agosto 2014 by

di Stefano Serri

[Le regole del gioco sono qui].

Inizi adesso a intuirla:
sono trent’anni che ti guarda
appesa nello stesso posto.
Quel volto lungo e gli occhi aperti
oltre lo sguardo occhi rivolti
alle scoperte fatte dentro.

Il tempo non è tardi.

Continui a stare nello stesso posto
la stessa camera: lo spazio è nuovo:
ci sono dimensioni più sottili
e altre tanto vaste che respiri.
Non lo sapevi: ora è venuto il giorno
di accorgersi di ciò che hai lì davanti
stupirsi di ogni cosa già evidente.
L’icona con te parla e tu ti osservi.
Il tempo è stato estratto e ora è steso.
Rimani ad adorare nel sorriso.

Il merlo (Le cose che ci sono in casa, 114)

31 agosto 2014 by

di un anonimo

[Le regole del gioco sono qui. Questa poesia esulerebbe un po' dal tema - un merlo non è una "cosa", bensì un "vivente"; ma l'elenco iniziale mi sembra ricuperi il tutto gm].

Nella casa ci sono tappi
Farmaci scaduti strappi
Di matite su pareti

Ci sono brochure di preti
Che confessano in orari improbabili
Ci sono stabili mobili
Non indispensabili

Ci sono voci spesso esterne
Di mamme che rimproverano
Figlie adolescenti
Di donne che litigano
Con voci ferme.

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La tenda della doccia (Le cose che ci sono in casa, 113)

31 agosto 2014 by

di Pietro Roversi

[Le regole del gioco sono qui].

Di un impermeabile di cerata, nuovo e lucido,
mando a memoria innanzitutto la lunghezza
d’onda. Lo stesso di una tenda per la doccia.
E quest’enfasi sul giallo
non è perché cerco un idraulico
o un elettricista, è che trovo
che dopo tutto mi sta bene, me lo merito.
D’altronde, in un negozio
io prima provo, scelgo e poi controllo il prezzo.
E’perché sotto sotto voglio
un destino benigno che mi coccoli.
M’incanta la giustezza a posteriori.
Sia che lo dica con i fiori o cogli anatroccoli.

Il coltello (Le cose che ci sono in casa, 112)

29 agosto 2014 by

di Sergio L. Duma

[Le regole del gioco sono qui].

Lo uso sempre in casa
Non solo per tagliare la carne
Per mutilarmi anche
In un gioco autodistruttivo

Ogni giorno lo vedo in casa
Lucida superficie che mi attrae
Per sedurmi inoltre
In un delirio ossessivo

Sempre lo osservo in casa
A volte posato sul tavolo
Per tentarmi forse
In un suicidio incisivo

La lettiera (le cose che ci sono in casa, 111)

29 agosto 2014 by

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

Una muta lettiera di Torino
udì dire alla gatta: “Occhio, t’orino…”.
Subìto poi il diluvio,
diffuse un aspro effluvio
quella lettiera muta di Torino.

(reloaded: controcampo)

Della gentil mia gatta la lettiera
d’intime evacuazioni è bomboniera.
“Silenzio! Odo raspare…”.
E presto essa riappare
d’aromi un po’ indiscreti – ahimè – foriera.

La coppia di comodini (Le cose che ci sono in casa, 110)

29 agosto 2014 by

di Carla Baranzoni

[Le regole del gioco sono qui].

Due tavolini in coppia a celebrare,
e da trent’anni, i riti dell’amore.
Vimini intrecciato, come in giardino.
Così sognavo la nostra vita insieme.

Ora l’uno tracima libri e fogli sparsi,
parole, bozze e un torsolo di mela.
L’altro, sgombro, anela solo un fiore
nutrito dall’acqua di un bicchiere.

Simili e accoppiati ma non uguali
ché uguali non è mai parola vera.

Cosa o come insegnare a scuola / Analizzare un testo, 1

28 agosto 2014 by
Illustrazione di Francesco Gonin.

Illustrazione di Francesco Gonin.

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La carta igienica (Le cose che ci sono in casa, 109)

28 agosto 2014 by

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

È bianca, rosa, azzurra, arabescata
(i raffinati se la compran nera)
e tra le stanze la più riservata
l’ospita tutti i dì, da mane a sera.

Dormicchia quasi sempre accanto a un trono
vuoto, come una gatta acciambellata,
ma, quando arriva il re e dell’acqua il suono
si sente, allor risponde alla chiamata.

E son carezze morbide, a due veli,
è dello strappo il timido frusciare,
è il bacio della carta a fior di peli,
è il dolce retrogusto del nettàre.

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La tovaglia ricamata (Le cose che ci sono in casa, 108)

28 agosto 2014 by

di Christian Miotto

[Le regole del gioco sono qui].

Guarda,Clara, io gli dico a Clara,
guarda
come lancio la tovaglia,
come la sciorino controluce,
come la dispiego,
guarda come plana.

Guarda, Clara, la ricamatura,
guarda la disposizione dei ricami,
guarda la scelta dei colori,
guarda la perizia nel punto croce, nel punto reale, e quadro,
considera l’autore, il sottoscritto,
postremo iscritto
al corso di ricamo.

Occhei, mi dice Clara,
però, c’ho fame,
mettiamoci sopra le scodelle con il minestrone.
Mah … ma questa tovaglia coi ricami
può solo essere oggetto di contemplazione,
e di meditazione!

Oh, Clara, che mi fai soffrire,
rugbista impenitente.
(P.S. Red Panthers, nella foto quella bionda al centro)

Il pavimento (Le cose che ci sono in casa, 107)

28 agosto 2014 by

di Stefania Zanotto

[Le regole del gioco sono qui].

Succede ogni mattina, quando cado
dai sogni: quelli belli, quelli brutti
e scalza mi sorreggo ai tuoi listelli

d’un legno che un tempo mostrava i frutti:
piccoli, rossi e tondi: baci appaiati
rubati e mangiati, ma ora distrutti.

Calpestandoti avanzo lenta, incerta,
ho negli occhi la notte, nella testa
penso a tutto quel che dopo riprende:

gli impegni della giornata funesta,
il traffico, le chiacchiere invadenti
che fanno danni più della tempesta.

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27 agosto 2014 by

triste_1

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27 agosto 2014 by

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26 agosto 2014 by

premiatafabbrica

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25 agosto 2014 by
Bottega di narrazione: l'apprezzatissimo servizio mensa

Bottega di narrazione: l’apprezzatissimo servizio mensa

Cosa o come insegnare a scuola / La grammatica

24 agosto 2014 by

grammatica

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23 agosto 2014 by
Giulio Mozzi (a dx, per l'occasione travestito da donna) accoglie fraternamente un aspirante scrittore (a sx, per l'occasione travestito da cicogna) recante al collo la propria opera. Cliccare sulla cartolina per vedere la pubblicità.

Giulio Mozzi (a dx, per l’occasione travestito da donna) accoglie fraternamente un aspirante scrittore (a sx, per l’occasione travestito da cicogna) recante al collo la propria opera. Cliccare sulla cartolina per vedere la pubblicità.

Un seminario con gm nell’astigiano, in un posto pulito, illuminato bene. La misteriosa storia del mastello chiamato mastella.

Hélinand de Froidmont, “I versi della morte” (1195), 5-7

22 agosto 2014 by

di Hélinand de Froidmont (tr. gm)

5.

Oh morte, che ci hai presi tutti al laccio,
che ovunque fai ghiaccio
per farci scivolare,
certo, è vero che ho te in odio,
ma non quelli ai quali ti mando:
ti mando perché tu li conforti,
perché scacci la vanità
che è lì che li perseguita
fino dar loro il matto.
Ma chi ti vede circondargli l’anima
da ogni parte, e abbracciarla,
è matto se non molla i suoi stravizi.

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Fate un confronto

21 agosto 2014 by

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Leggete questo titolo (dalla prima pagina de Il Messaggero in rete, oggi alle 18.15). Cliccateci su, e leggete l’articolo. Poi domandatevi:
– se il titolo in prima pagina vi pare corretto,
– se pubblicare la faccia del tipo vi pare corretto.
gm


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