Cosa o come insegnare a scuola / Analizzare un testo, 1

28 agosto 2014 by
Illustrazione di Francesco Gonin.

Illustrazione di Francesco Gonin.

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Il coltello (Le cose che ci sono in casa, 112)

29 agosto 2014 by

di Sergio L. Duma

[Le regole del gioco sono qui].

Lo uso sempre in casa
Non solo per tagliare la carne
Per mutilarmi anche
In un gioco autodistruttivo

Ogni giorno lo vedo in casa
Lucida superficie che mi attrae
Per sedurmi inoltre
In un delirio ossessivo

Sempre lo osservo in casa
A volte posato sul tavolo
Per tentarmi forse
In un suicidio incisivo

La lettiera (le cose che ci sono in casa, 111)

29 agosto 2014 by

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

Una muta lettiera di Torino
udì dire alla gatta: “Occhio, t’orino…”.
Subìto poi il diluvio,
diffuse un aspro effluvio
quella lettiera muta di Torino.

(reloaded: controcampo)

Della gentil mia gatta la lettiera
d’intime evacuazioni è bomboniera.
“Silenzio! Odo raspare…”.
E presto essa riappare
d’aromi un po’ indiscreti – ahimè – foriera.

La coppia di comodini (Le cose che ci sono in casa, 110)

29 agosto 2014 by

di Carla Baranzoni

[Le regole del gioco sono qui].

Due tavolini in coppia a celebrare,
e da trent’anni, i riti dell’amore.
Vimini intrecciato, come in giardino.
Così sognavo la nostra vita insieme.

Ora l’uno tracima libri e fogli sparsi,
parole, bozze e un torsolo di mela.
L’altro, sgombro, anela solo un fiore
nutrito dall’acqua di un bicchiere.

Simili e accoppiati ma non uguali
ché uguali non è mai parola vera.

La carta igienica (Le cose che ci sono in casa, 109)

28 agosto 2014 by

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

È bianca, rosa, azzurra, arabescata
(i raffinati se la compran nera)
e tra le stanze la più riservata
l’ospita tutti i dì, da mane a sera.

Dormicchia quasi sempre accanto a un trono
vuoto, come una gatta acciambellata,
ma, quando arriva il re e dell’acqua il suono
si sente, allor risponde alla chiamata.

E son carezze morbide, a due veli,
è dello strappo il timido frusciare,
è il bacio della carta a fior di peli,
è il dolce retrogusto del nettàre.

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La tovaglia ricamata (Le cose che ci sono in casa, 108)

28 agosto 2014 by

di Christian Miotto

[Le regole del gioco sono qui].

Guarda,Clara, io gli dico a Clara,
guarda
come lancio la tovaglia,
come la sciorino controluce,
come la dispiego,
guarda come plana.

Guarda, Clara, la ricamatura,
guarda la disposizione dei ricami,
guarda la scelta dei colori,
guarda la perizia nel punto croce, nel punto reale, e quadro,
considera l’autore, il sottoscritto,
postremo iscritto
al corso di ricamo.

Occhei, mi dice Clara,
però, c’ho fame,
mettiamoci sopra le scodelle con il minestrone.
Mah … ma questa tovaglia coi ricami
può solo essere oggetto di contemplazione,
e di meditazione!

Oh, Clara, che mi fai soffrire,
rugbista impenitente.
(P.S. Red Panthers, nella foto quella bionda al centro)

Il pavimento (Le cose che ci sono in casa, 107)

28 agosto 2014 by

di Stefania Zanotto

[Le regole del gioco sono qui].

Succede ogni mattina, quando cado
dai sogni: quelli belli, quelli brutti
e scalza mi sorreggo ai tuoi listelli

d’un legno che un tempo mostrava i frutti:
piccoli, rossi e tondi: baci appaiati
rubati e mangiati, ma ora distrutti.

Calpestandoti avanzo lenta, incerta,
ho negli occhi la notte, nella testa
penso a tutto quel che dopo riprende:

gli impegni della giornata funesta,
il traffico, le chiacchiere invadenti
che fanno danni più della tempesta.

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27 agosto 2014 by

triste_1

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27 agosto 2014 by

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26 agosto 2014 by

premiatafabbrica

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25 agosto 2014 by
Bottega di narrazione: l'apprezzatissimo servizio mensa

Bottega di narrazione: l’apprezzatissimo servizio mensa

Cosa o come insegnare a scuola / La grammatica

24 agosto 2014 by

grammatica

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23 agosto 2014 by
Giulio Mozzi (a dx, per l'occasione travestito da donna) accoglie fraternamente un aspirante scrittore (a sx, per l'occasione travestito da cicogna) recante al collo la propria opera. Cliccare sulla cartolina per vedere la pubblicità.

Giulio Mozzi (a dx, per l’occasione travestito da donna) accoglie fraternamente un aspirante scrittore (a sx, per l’occasione travestito da cicogna) recante al collo la propria opera. Cliccare sulla cartolina per vedere la pubblicità.

Un seminario con gm nell’astigiano, in un posto pulito, illuminato bene. La misteriosa storia del mastello chiamato mastella.

Hélinand de Froidmont, “I versi della morte” (1195), 5-7

22 agosto 2014 by

di Hélinand de Froidmont (tr. gm)

5.

Oh morte, che ci hai presi tutti al laccio,
che ovunque fai ghiaccio
per farci scivolare,
certo, è vero che ho te in odio,
ma non quelli ai quali ti mando:
ti mando perché tu li conforti,
perché scacci la vanità
che è lì che li perseguita
fino dar loro il matto.
Ma chi ti vede circondargli l’anima
da ogni parte, e abbracciarla,
è matto se non molla i suoi stravizi.

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Fate un confronto

21 agosto 2014 by

confronta

Leggete questo titolo (dalla prima pagina de Il Messaggero in rete, oggi alle 18.15). Cliccateci su, e leggete l’articolo. Poi domandatevi:
– se il titolo in prima pagina vi pare corretto,
– se pubblicare la faccia del tipo vi pare corretto.
gm

Hélinand de Froidmont, “I versi della morte” (1195), 3-4

21 agosto 2014 by

di Hélinand de Froidmont (tr. gm)

3.
Oh morte, che ovunque hai le tue rendite,
che su tutti i mercati fai vendite,
che sai spogliare i ricchi,
che azzanni i più elevati,
che scaraventi giù i potenti,
che dài e togli a tuo bel grado gli onori,
che fai sudare freddo i più forti
e sdrucciolare i più avveduti;
tu che cerchi le vie e i sentieri
nei quali farci impantanare;
voglio salutare i miei amici
per mezzo tuo: li voglio spaventare.

4.
Oh morte, ai miei più cari ti invio:
non come a nemici,
né come a gente che io abbia in odio;
anzi prego Dio (che mi ha messo in cuore
di sollecitarli; e l’ho promesso)
che dia loro lunga vita, e la grazia
di vivere bene tutto il loro tempo.
Ma tu, che godi nella caccia
di coloro in cui Dio non ha messo timore,
fai grandi beni con la tua minaccia:
il timore di te purga e raffina
l’anima, come un setaccio.

(continua) (vedi il testo originale)

Hélinand de Froidmont, “I versi della morte” (1195), 1-2

20 agosto 2014 by

di Hélinand de Froidmont (tr. gm)

1.
Oh morte, mi hai messo nel secchio
a far la purga del mondo in eccesso:
tu sventoli su tutti la tua mazza,
ma vedo che nessuno cambia pelle
né smette i suoi usi e costumi.
Ti teme, oh morte, solo il saggio:
tutti corrono al proprio danno
e chi non sa correre, rotola.
Per questo ho cambiato il mio cuore
e ho abbandonato giochi e lazzi:
non asciugarsi dopo il bagno, è da pazzi.

2.
Oh morte, da chi canta l’amore
e di vanità si vanta, va’; a nome mio
insegnagli a cantare
come quelli che ti incantano:
quelli che fuori dal mondo si ràdicano,
così che tu non possa sradicarli.
Quelli che ti cantano, oh morte,
con un canto gravido di timor di Dio,
tu non sai incantarli:
il cuore che dà un tal frutto,
lo dico in verità,
nessuna tua lusinga lo sradicherà.

(continua) (vedi il testo originale)

Cosa o come insegnare a scuola / L’endecasillabo e gli altri

18 agosto 2014 by

sonnet 154 spaces

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Il più bravo di tutti

17 agosto 2014 by
Luciano Berio in C'è musica & musica

Luciano Berio in C’è musica & musica

Mi sto riguardando in questi giorni le dodici puntate (di 45 minuti ciascuna) del programma C’è musica & musica, inventato nel 1972 da Luciano Berio: e mi vien da dire che davvero, tra tutte le introduzioni a un’arte che ho incrociate in vita mia, questa è la più bella e amabile. Feltrinelli, Collana Real Video.

Anche questo non è un sonetto

15 agosto 2014 by

di giuliomozzi

Nient’altro che una vita avrò dal mondo
e povera, e meschina, e la vecchiaia
già mi si annuncia come una tortura:
pensione non avrò, figli nemmeno,

e a me chi baderà quando le mani
non reggeranno neanche più il cucchiaio?
Quando la mente sarà vuota e persa,
quando le gambe non terranno il peso,

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