Il profumatore per ambienti (Le cose che ci sono in casa, 130)

20 settembre 2014 by

di Lilli

[Le regole del gioco sono qui].

Un mazzolino di legnetti avvolto con un nastrino di raso rosso
Una bottiglia fragile e trasparente riempita di liquido
Un’ etichetta sul vetro che racconta di mare, o di aria, o di terra, o di fuoco
L’aria è immobile, in attesa.
D’un tratto il nastrino si scioglie, i bastoncini si spandono nel liquido imprigionato e lo “shangai” acquatico ha inizio.
Discreta, la lieve fragranza di uno dei 4 elementi vitali si fa strada.
L’aria in attesa impercettibilmente freme
Tutto si è compiuto.

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20 settembre 2014 by
Un signore giovane lancia una sfida

Un signore giovane lancia una sfida

Cose che succedono a Pordenonelegge

19 settembre 2014 by

di giuliomozzi

Caffè del Corso, ore 10.30. Due ragazze al tavolo accanto al mio.
Prima ragazza: “Io voglio vedermi gli incontri sui sentimenti”.
Seconda ragazza: “Ma sono sovrapposti”.
Prima ragazza: “Tocca scegliere”.
Seconda ragazza: “Qual è il primo?”.
Prima ragazza: “Aspetta… Al Palazzo della Provincia c’è Mozzi”.
Seconda ragazza: “Vuoi andarlo a sentire?”.
Prima ragazza: “No, lui no, per carità”.

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18 settembre 2014 by
Un signore si congeda civilmente

Un signore si congeda civilmente

La formazione dello scrittore, 13 / Giulio Mozzi

18 settembre 2014 by

di giuliomozzi

[Questo è il tredicesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, che appare in vibrisse il giovedì (ed è parallela a quella La formazione della scrittrice, che appare invece il lunedì). Ringrazio l'anonimo intervistatore per la pazienza. gm]

[La prima parte dell'intervista risale al 2010. Vedi le note].

giuliomozzi_453D. Allora, Mozzi, è pronto?

R. Sì, sono pronto.

D. Cominciamo?

R. Cominciamo.

D. Lei, Mozzi, in che modo è entrato nel campo letterario?

R. Be’, sostanzialmente per caso.

D. Guardi, non ci credo nemmeno se mi paga.

R. Eppure è così.

D. Può essere più preciso? Mi può raccontare?

R. Certo. Si può cominciare dall’oratorio. Da ragazzo, diciamo tra i dieci e i diciotto anni, ho molto frequentato l’oratorio. Naturalmente si era formato tutto un giro di amicizie. Tra gli altri, questo oratorio era frequentato da Stefano Dal Bianco.

D. Il poeta?

R. Sì, quello che oggi è pubblicato nello Specchio di Mondadori, ossia la collana di poesia più ufficiale che ci sia in Italia.

D. E lei divenne amico di Dal Bianco?

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Paragone

17 settembre 2014 by

di giuliomozzi

È questo la mia vita: è come un treno
in mezzo alla campagna, fermo, senza
che il capotreno mandi un’avvertenza:
un guasto sulla linea, un altro treno

da far passare: niente, la creanza
è un bene scarso. Al mio vicino «Almeno
ci dessero un motivo», dico, «almeno
potremmo contentarci… O è l’usanza

questa, da queste parti?». Un bel silenzio
è tutta la risposta. In lontananza,
oltre la curva, scorgo la città:

la mia destinazione. Ma il silenzio
rompe il vicino, finalmente: «Sa,
è un’illusione il viaggio, la distanza…

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17 settembre 2014 by
Un signore, davanti allo specchio, riflette sul senso della vita.

Un signore, davanti allo specchio, riflette sul senso della vita.

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16 settembre 2014 by
Un signore molto motivato pedala alacremente.

Un signore molto motivato pedala alacremente.

Note di lettura: “Roderick Duddle” di Michele Mari

16 settembre 2014 by

di Luigi Preziosi

Con il romanzo Roderick Duddle (Einaudi, 2014, ampiamente e positivamente recensito, anche in rete: vedi, tra gli altri, almeno qui, qui, qui, e qui), Michele Mari è entrato nella cinquina del Premio Campiello 2014.

La storia è tanto lineare nello sviluppo generale, quanto complessa nella scansione degli episodi. Roderick è un bambino di dieci anni cresciuto in una locanda malfamata del paese di Castlerough, frequentata da marinai, carrettieri, vagabondi ed avventurieri di tutte le risme. Alla morte della mamma, il ragazzino scappa dall’osteria e dalle angherie del suo padrone, il signor Jones. Porta con sé solo un medaglione, ricordo della madre, per il possesso del quale si scatenerà la caccia di una serie eterogenea di personaggi, perché prova della sua condizione di ultimo erede illegittimo della ricca e nobile famiglia Pemberton. Sulle sue tracce si pongono in tanti, dallo stesso Jones, che assolda due grassatori di strada, alla potente ed equivoca madre Badessa del locale convento che, coadiuvata da suor Allison, la cui enigmaticità nasconde una segreta condizione di ermafrodito, incarica della caccia un misterioso e terribile sicario dal beffardo soprannome di Probo. Roderick, intanto, trova un primo e precario rifugio presso un vecchio pescatore, che prima di soccombere tenterà più di una volta, nel corso dell’intricata vicenda, di aiutare il bambino.

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15 settembre 2014 by
Un signore cortese fornisce indicazioni agli aspiranti narratori

Un signore cortese fornisce indicazioni agli aspiranti narratori

La formazione della scrittrice, 32 / Maria Teresa Cipri

15 settembre 2014 by

di Maria Teresa Cipri

[Questo è il trentunesimo articolo della serie La formazione della scrittrice (esce il lunedì), alla quale si è da tempo affiancata la serie La formazione dello scrittore (esce il giovedì). Ringrazio Anna Maria per la disponibilità. gm].

Come non sono diventata una scrittrice

maria_teresa_cipriIl mio primo approccio con la scrittura – nel senso letterale del termine – è avvenuto in una scuola elementare in bianco e nero degli anni ’50, dalla quale si usciva alle 12 e trenta perché nessuna mamma lavorava, un edificio austero con le aule abitate da alunni con grembiule e fiocco muniti di cartelle non griffate contenenti quaderni piccoli dalla copertina nera, la gomma da cancellare rossa e blu e la gomma pane, astucci già usati dai fratelli più grandi. Lezioni scandite da sillabario, canzoncine e una sequenza interminabile di aste, appesi al muro la cartina geografica dell’Italia con le regioni bel delineate e il crocifisso di legno, le maestre quasi tutte anziane che bisognava salutare alzandosi in piedi, quelle maestre allergiche agli errori di ortografia che facevano fare il dettato con il disegnino a piacere sulla pagina a fianco.

Eppure mi piaceva quella scuola di Via Tevere lussureggiante di scale intitolata a Grazioli Lante della Rovere e andare a scuola mi piaceva ancor di più. Ero attratta dal rumoreggiare nell’atrio prima di entrare in classe, dal suono della campanella, il fruscio delle foglie dei platani in giardino, l’odore di carta, merende, pastelli a cera, bisognosa della traccia che il gessetto della lavagna lasciava sulle mie dita, sui vestiti, su ogni cosa. Possedere quaderni e sussidiario, matite, penne e colori tutti miei, affacciarmi al mondo della conoscenza, mi faceva sentire grande, importante.

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Il comodino (Le cose che ci sono in casa, 129)

14 settembre 2014 by

di Anna Bonaccorsi

[Le regole del gioco sono qui].

Mi pre-esiste.

Ha saputo il tono dei miei vagiti
assaggiato i capricci
come le disconnessioni di tutti i sogni.

Li, così,
semplice statico preciso,
il comodino
che presta da che sono
    – da che vivo
il fianco a tutto il mio sonno e ad alcune veglie stese.

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Il bicchiere (Le cose che ci sono in casa, 128)

14 settembre 2014 by

di Diego Piaia

[Le regole del gioco sono qui].

Ho visto i tuoi compagni andare a pezzi,
sfarsi in schegge schizzanti come razzi.
Chi bastò un urto lieve… e furon cazzi!
Chi invece si industriò con tutti i mezzi
come chi grandi speranze accarezzi,
e cadde, rotolò, roteò, sprazzi
di luce saettando, quasi lazzi
di un saltimbanco che il rischio disprezzi…
Ma infine esplose contro il muro e i mesti
suoi resti giacquero sull’impiantito.

Dei sei che mi donarono ora resti
soltanto tu, superstite sfuggito
sin qui agli agguati della sorte rea,
tu, mio ultimo bicchiere dell’IKEA.

Il calzascarpe (Le cose che ci sono in casa, 127)

14 settembre 2014 by

di Patrizia Argentino

[Le regole del gioco sono qui].

Chissà se rammenti
il tempo in cui
venivi utilizzato
di frequente.
Il nonno amava
le calosce,
ma anche nonna
non disdegnava calzare
le sue décolleté
con il tuo aiuto.
Per me sei soltanto
un oggetto raro
in bellavista sul comò.
Un amico antiquario
dice che,
con quella testa dura
di corno che hai
e il lungo manico in argento,
potrei farci dei bei soldi.
A me basterebbe
che mi aiutassi
a trovare un uomo
che mi calzasse a pennello,
tu che di queste cose
te ne intendi.
Ma a quanto pare,
oltre che di testa
sei duro di orecchi.

Il biliardino (Le cose che ci sono in casa, 126)

13 settembre 2014 by

di Luca Dore

[Le regole del gioco sono qui].

Tra la porta di cucina e il portoncino,
sotto il quadro verticale dove un pesco
cerca il senso a quell’anonima parete,
da settembre campeggia un biliardino
che m’attende quando entro e quando esco
per placare di vittorie la mia sete.

Di vittorie lui ben sa che non abbonda
La mia vita di fatiche e d’illusioni
E per questo ai suoi servigi il destro m’offre;
sempre inciampo su uno spigolo di sponda,
la manopola s’infila fra i calzoni,
il portiere geme, come un uomo soffre.

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I post-it (Le cose che ci sono in casa, 125)

13 settembre 2014 by

di Adua Biagioli

[Le regole del gioco sono qui].

Centocinquanta sono i fogli
colori pastello appena spenti,
smeraldo di mare al mattino
giallo di sole nascente
tramonto rosa che finisce.
Ogni giorno stacco scrivo attacco
ricordo sorrido piango sogno
tengo ancorato il sospiro alla memoria.
Margherita bianca mi rammenti
che i petali uno a uno abbraccio
in desideri.
E alla fine,
pure un segno stanco
simboli senza nome
schizzi disegnati alla rinfusa
che ritrovano un senso
dopo molto, molto tempo.
Attaccato accanto al mio cuscino
post-it: “Ti amo Ti amo Ti amo”.

La macchina per cucire (Le cose che ci sono in casa, 124)

13 settembre 2014 by

di Domenico Pugliese

[Le regole del gioco sono qui].

Quasi mobile di altri tempi,
in legno e di ferro stampato,
immobile, quieta, silenziosa
stai in ombra, in un angolo
della sala d’ingresso di casa.

Tra le volute dei ghirigori
bruniti e le scritte dorate,
segni di ruggine, ferite del
tempo passato, fan capolino.
Omen nomen, tu Singer davvero,

con gai ticchettii, simili
a quelli dei sincopati ritmi
americani, accompagnavi
le canzoni di D’Anza che mamma
canticchiava muovendo le gambe

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I ramoscelli di ulivo (Le cose che ci sono in casa, 123)

12 settembre 2014 by

di Alessandra Frontini

[Le regole del gioco sono qui].

L’anziana del paese produce l’olio buono:
gli ulivi sono un dono per chi ha una piantagione.

Pentita Immacolata, canuta messaggera
si piazza, verso sera, a un passo dalla porta;
si sente più leggera se suona il campanello,
ché torturato quello, può rimpinguar la scorta.

Tramesta nella sporta, impugna il ramoscello
e attende, dal borsello, la cifra più adeguata.
Celeste grimaldello, protetta dalle Palme,
incassa e salva l’alme, Pentita Immacolata.

Così mi son trovata ad ammucchiar le salme
– e pur di quelle l’alme – di foglie e stecchi santi.
A Pasqua, liete e calme, la pratica già evasa,
pie donne a cassa rasa si burlano dei fanti.

La somma dei contanti, spillata da ogni casa,
Pentita stipa e invasa nel foro per le offerte.
Lo so, non è persuasa, che l’eden nel salotto
– di ulivi, un quarantotto! – l’assetto mi sovverte;

ma in fondo “porta bene”, sì dicono gli oranti,
e allora vado avanti, a far la collezione
di rami verdi e bianchi.

La scatola delle bustine di tè (Le cose che ci sono in casa, 122)

12 settembre 2014 by

di Biancarosa Garolla

[Le regole del gioco sono qui].

Profonda scatola
chiaro legno di cedro
Simile ad una valigetta da pittore,
spalancata rivela distese bustine di tè.

Allineate formano arcobaleni di aromi,
tutte divise in ordinate varietà.
Fragola, mango, arancia, biancospino
pesca e vaniglia, l’intera collezione.

“Sono un’infinità” penso, “per sempre”

Sperimento, sperpero,
condivido nei pomeriggi invernali
bergamotto e ribes nero
Tè letterari, elisir di lunga vita.

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Il ventilatore a piantana (Le cose che ci sono in casa, 121)

12 settembre 2014 by

di Domenico Pugliese

[Le regole del gioco sono qui].

È sempre a te che girano le pale
quando per l’afa non ce la fo più.
Muovi la testa con fare regale
a destra, a manca, in alto, dopo, in giù

e allontani ogni insetto molesto,
rendendo tollerabile l’estate.
Non basterebbe neanche un lungo testo
per le tue lodi, tante e meritate,

potere, in versi o in prosa, declamare.
Perciò, concludo e dico solo questo:
se non ci fossi ti si dovrebbe inventare.


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