L’editore Mondadori mi ha appena avvisato – tramite il mio agente – che entro breve il mio ultimo libro di racconti, Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), pubblicato nel 2009, sarà mandato al macero e messo fuori catalogo. Naturalmente posso acquistarne quante copie voglio – nei limiti della giacenza – a prezzo superscontato (devo comunicare la mia decisione entro il 30 giugno). gm
Al macero!
1 giugno 2012“Esistenze che galleggiano”
1 giugno 2012
[...] Lo stile scarno e ricercatamente elementare di Mozzi scandaglia luci e ombre di personaggi che inseguono, e trovano, una loro felicità. Non quella assoluta e durevole comunemente intesa e desiderata, ma una sorta di compromesso con la corporeità, la solitudine, la necessità fisica e spirituale d’amore. Allora anche rifugiarsi in una realtà onirica e parallela, indirizzare lettere a un’amica affezionata, scambiare promesse con una ragazza illudendosi che siano eterne, divengono altrettante possibilità di essere felici. Non completamente, e non per sempre, ma per quel che ci concede il nostro essere gettati nel mondo. [...]
Leggi tutta la recensione di La felicità terrena scritta da Maria Ferragatta per Mangialibri.
Bottega di narrazione 2012-2013
1 giugno 2012di giuliomozzi
Il tempo per la presentazione delle candidature alla Bottega di narrazione 2011-2013 è scaduto. Si sono candidate, se non ho sbagliato a contare, 53 persone. Il risultato della selezione sarà reso noto entro la sera di martedì 5 giugno.
Che cosa fa uno scrittore la mattina presto, 5
31 maggio 2012L’esilio in una camera d’albergo. Appunti su Norman Manea
31 maggio 2012di Demetrio Paolin

Seduto allo stand della Romania, penso a Duckadam.
In realtà aspetto Norman Manea per parlare con lui dei suoi nuovi libri, ma la mia testa mentre lui non arriva ritorna a quel portiere magro e grandissimo, uno dei migliori, che nella finale della Coppa dei Campioni parò quattro rigori, facendo vincere la competizione allo Steaua di Bucarest. Era il 1986, i giocatori erano molto magri e longilinei, il calcio era più lento, meno muscolare e chiunque, io per primo, guardandolo dalla televisione si illudeva che un giorno ci sarebbe stato posto anche per lui.
“Scolpire la testa del lettore”
30 maggio 2012
[...] Ogni racconto di Mozzi va a fondo d’una singola microvicenda che s’espande sino a invadere l’intera vita della persona, evocandomi le migliori pagine di Lodoli. Tutto l’universo situazionale sembra trarre ispirazione dalla normalità, da un’assenza di eccessi che fa risaltare – dunque per contrasto – persino il volo d’ogni singola foglia che si stacca dall’albero. [...]
Leggi tutta la recensione de La felicità terrena scritta da Stefano Costa per I libri.
“La felicità terrena” a Verona e a Padova
26 maggio 2012
Due appuntamenti per La felicità terrena, la prossima settimana, a Verona (29 maggio, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli, via Quattro Spade 2; partecipa Cinzia Zungolo) e a Padova (30 maggio, ore 18, presso la Libreria Feltrinelli, via San Francesco 7).
La felicità terrena di Giulio Mozzi fu pubblicato nel 1996 da Einaudi e fu finalista al premio Strega. La nuova edizione, presso l’editore Laurana, contiene un racconto in meno e due in più; una postfazione dell’autore; e uno scritto di Carlo Dalcielo.
La scomparsa
24 maggio 2012No, forse è una sciocchezza. Comunque: leggete questo lancio Ansa qui. Si parla di un accordo tra Fiat e Mazda. La parola “automobile non compare mai nel testo. Il mio sospetto è che sotto il nome di Amalia Angotti, ufficialmente autrice dell’articolo, si celi un revenente di Georges Perec. (Vedi). gm
De stedenverzamelaar
23 maggio 2012Ma è un romanzo?
22 maggio 2012
Viene da chiedersi: La dissoluzione familiare di Enrico Macioci (Indiana, 331 pp, 24,50 €) è un romanzo? La domanda sembra il titolo di un quadro di Magritte, visto che sulla copertina, sotto l’immagine di un libro apparentemente privo di parole ma consunto ai margini come se fosse stato letto, compare la scritta Romanzo, come a dissolvere un dubbio legittimo e prevedibile.
È proprio il concatenarsi continuo di ambiguità semantiche e metaletterarie che permette all’autore di giocare con il lettore proponendo innumerevoli “exercices de style”, narrazioni contenute in altre narrazioni che suggeriscono divertenti regressioni all’infinito, elenchi borgesiani in cui le categorie che tengono insieme gli elementi sono prive di qualsiasi criterio intellegibile e la cui lunghezza non può che suscitare una sincera risata, come a chiedersi: “Ma veramente la lista continua per due pagine?”. E tuttavia, da questo proliferare barocco di testo, quasi indipendente da qualsiasi principio di unità e utilità, deriva un’opera interessante, stimolante e divertente, che invita a non perdersi neanche un rigo di questa singolare scrittura fatta di un apparato fittissimo di note, disegni, poesie e spazi vuoti. Il testo si sviluppa come l’infiorescenza di un arbusto infestante, che si estende dove può, senza preoccuparsi di rispettare alcuna gerarchia testuale come quella che esiste fra narrazione e note, tra trama e digressioni, fra personaggi principali e secondari, fra l’oggetto di una descrizione e i suoi minimi particolari.
Continua a leggere in Doppiozero l’articolo di Eleonora Zucchi.
In vibrisse si possono leggere alcuni (i primi) capitoli de La dissoluzione familiare, nella redazione precedente l’editing: Nascita, Don Sisma e il vomito umano, Di cos’hai paura?, Il principe e l’incubatrice, L’intervista, I signori Tenebra, Sylvanus esorcizza il grande scandalo; e inoltre una riflessione dell’autore, Enrico Macioci, proprio sull’editing (vedi), con un estratto del testo (illustrato) definitivo.
Il paradiso sopra i tetti (appunti sul romanzo cattolico)
17 maggio 2012di Demetrio Paolin
[domenica scorsa è uscita sull'inserto La Lettura del Corriere della Sera un mio articolo dal titolo, redazionale, "Il corpo del romanzo". Il tentativo era di fornire una prima e sommaria riflessione sul tema del romanzo cattolico. dp]
Questa apertura e ricerca di senso mette forse in evidenza come il romanzo cattolico sia l’elaborazione di un trauma profondo, il trauma di una mancata promessa ovvero quella della seconda venuta di Cristo. Sempre vista come imminente e sempre costantemente rimandata. Il romanzo cattolico cerca, immaginando i mondi, di elaborare quel lutto e di rendere meno gravosa l’attesa
Pubblicità / Il sistema dell’editoria
16 maggio 2012Sul far della sera…
15 maggio 2012Dalla Bottega di narrazione
15 maggio 2012
[Questo articolo è apparso nel Quotidiano della Calabria il 12 maggio 2012. Potete anche prelevarlo in pdf. Un estratto dal romanzo di Sara Loffredi si trova qui. Le informazioni sulla Bottega di narrazione sono qui. gm]
“Non c’è un pudore bugiardo, ma del candore”
15 maggio 2012di Stefano Nicosia
Ricompare in libreria La felicità terrena di Giulio Mozzi, anzi no. La raccolta di racconti uscita per Einaudi nel 1996 viene ripubblicata adesso con due racconti in più – Verde e oro e Gilda T. – e con uno in meno, Migrazione, e con uno scritto di Carlo Dalcielo: insomma per lo stesso Mozzi è “quasi un altro libro”.
Si ricostituisce così, nella collana ‘Rimmel’ di Laurana, la coppia con Il male naturale (Mondadori 1998; Laurana 2011) e quel “grumo narrativo” che si era modellato intorno a due idee fondanti: la ricerca di una felicità possibile – intesa anche come riappacificazione con se stessi – e la visione di un male senza colpa che sta nei corpi. Le due raccolte si accostano l’una all’altra come due facce di uno stesso specchio, che nascono insieme ma guardano in modo differente e, appunto, speculare. Certe ricorrenze formano una rete di echi tra i due libri, come l’istituto per ragazzini di Una vita felice e di Super nivem, racconti legati tra loro perfino dalla ricorrenza di certe espressioni («All’Istituto degli abbandonati si mangiava molto e molto bene»).
Questi suicidi
11 maggio 2012di giuliomozzi
“Li hai suicidati tu”, “No, sei stato tu”. Un bel gioco di scaricabarile: da una parte, chi ha dominato per quindici anni l’Italia fa finta di non averla dominata affatto (e già quand’era al governo con maggioranza schiacciante si lamentava che l’opposizione non gli lasciasse fare quello che voleva); dall’altra, l’esecutore testamentario allarga le braccia e dichiara che non si può fare altrimenti, non si può proprio, altrimenti viene un peggio così brutto da non essere neanche descrivibile.
Questa povera gente che s’ammazza – alla quale deve andre la nostra pietà, ma che farebbe meglio a non farlo: perché si sopravvive anche alla delusione, al fallimento, alla vergogna, al disonore, alla perdita di credito ecc. – dice con la voce più alta possibile quanto l’attività di governo sia proprio governo delle vite, governo dei corpi respiranti, governo della continuità e della riproduzione delle vite. Anche delle vite di quelli che non s’ammazzano.
Comunicazione di servizio
9 maggio 2012Sarò al Salone del libro di Torino da venerdì pomeriggio a domenica sera. Farò riferimento allo stand di Laurana (E38-F37). Sarò reperibile (salvo intasamenti della rete) al telefono. giuliomozzi































